domenica 8 aprile 2012

BREDA. LA MESSA È FINITA


PISTOIA. O se non è finita, sta finendo.
È Pasqua, ma non dobbiamo per forza volerci bene. Anzi: meglio è che ciascuno di noi esprima, senza tanti mezzi termini, quello che pensa del proprio ‘fratello’.
Personalmente dico – con il titolo di un Gianni Moretti, 1985 – La messa è finita.
Non mi importa stare a sentire i proclami, le difese, gli impegni, le esternazioni di intenti di nessuno dei nostri beneamati padroni politici di qui e di , di Pistoia e i Roma.
La messa è finita, ripeto.

Le chiacchiere su Hitachi o su China Southern Railway altro non fanno che ribadire, di giorno in giorno, quello che sto dicendo da mesi sulla Breda: che cioè la Breda è bell’e stata venduta. Lo è stata con l’anima, se non altro: e presto lo sarà con il corpo.
È Pasqua e la metafora si attaglia perfettamente: la Breda è stata venduta per 30 denari falsi da una politica locale che iniziò a mollarla quando, pur di non perdere le redini di una biga che cominciava ad essere tirata da somari e non più da cavalli di razza, si decise di appaiarla a Napoli.
Ve lo immaginate il peso (non piuma, ma micro) di Pistoia, accanto a un massimo della portata di quella città che nessun Governo mai è riuscito ad addomesticare?
La messa è finita. È solo questione di tempo. E, a mio avviso, il tempo inizierà davvero a scadere da dopo le elezioni amministrative.
Leggete le dichiarazioni di Bertinelli al Tirreno e capirete – come ho scritto altrove – che anche l’uomo del fato non parla più di non vendere, ma di non svendere. Che è ben diversa cosa.
Le parole hanno il loro peso: non lasciatevi fuorviare. Ed è probabile perfino che loro ne sappiano più di noi – dove loro sta per “i politici di qui”, onde il lieve mutare oratorio di chi, parlando, lo fa servendosi dei ‘Rotoloni Regina’.
Comunque vada – e pure alla faccia della Letizia che commenta questi post non senza rabbia trasformata in acida, sarcastica derisione –, la Breda smetterà di avere l’importanza autonoma che finora le è stata data dai cialtroni che niente hanno fatto per risanarla davvero, fino in fondo e per sempre.
Perché
1. se sarà comprata dalla General Electric (il silenzio attuale su questo nome non è affatto significativo, credo), gli operai dovranno correre un bel po’ ‘all’americana’, e non è detto che ce la facciano a riprendere il ritmo, ammesso che il colosso Usa non miri solo all’Ansaldo Sts e che, fatto l’acquisto, la Breda venga congedata in 24 ore;
2. se sarà comprata dalla Hitachi, la palla rossa del sole nascente, simbolo sulla bandiera di quel Paese, non sarà molto propensa a permettere ai pistoiesi di stare a suonare gli organi Agati-Tronci, anche se piacciono tanto all’imperatrice;
3. se sarà comprata dalla China Southern Railway, l’arrivismo liberista senza scrupoli di chi sta mangiando il mondo a pezzi e bocconi, non farà dimenticare alle tute blu di Pistoia il pragmatismo machiavellico di piazza Tienanmen: per quei signori, infatti, il lavoro è lavoro e basta – e ce lo fanno vedere quando i Carabinieri chiudono qualche loro laboratorio clandestino.
Negli anni 70 la “simpatia cinese” era una sindrome di molti italiani – sindacati compresi. Presto, magari, vedremo quant’è bello La Cina è vicina di Marco Bellocchio (1967).
Ma La messa è finita – ha voglia la Fiom a storcere il naso…
Edoardo Bianchini
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[Domenica 8 aprile 2012 - Pasqua - © Quarrata/news 2012] 

3 commenti:

  1. Quando Bartoli diceva, in campagna delle primarie, che era opportuno vagliare con grande onestà e senza ideologismi preconfezionati qualsiasi ipotesi possibile sulla Breda, compresa la sua vendita, fu mangiato vivo dai maggiorenti del suo stesso partito (Bertinelli no, perché non dice mai niente). Ovviamente nessuno, oggi, mangia nessuno. Come di dice: Canis canem non est.

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  2. Torno sul punto.
    Se la Breda finisce, anche Pistoia cambia.
    E non sarebbe male dopo così lungo e insopportabile Medioevo.
    e.b. blogger

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    1. Sono d'accordo con Lei, gentile professore. Come sempre, del resto.
      Saluti.

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