lunedì 9 settembre 2013

SE DANTI VUOLE PORTAR VIA L’ABETONE, VADA: MA PRIMA RESTITUISCA TUTTO QUEL CHE HA AVUTO ‘A GRATIS’ DALLA TOSCANA

Danti l’estroso

di FELICE DE MATTEIS

Le chiacchiere che non fanno farina, i Comunoni/Dynamoni, l’ospedale decapitato, le poste tagliate ei politici che tirano in tutte le direzioni fuorché in quella del rilancio montano

MONTAGNA. Siamo strani, noi umani. Se un gatto nero attraversa la strada non mi importa proprio niente; se cade del sale, però, un pizzico lo getto dietro la schiena. Sane ed antiche manie che non producono danno.
Una quercia monumentale di quasi cinquecento anni si è “spanciata” in quel di San Marcello quasi in contemporanea con il Pallone di Santa Celestina che si è squarciato poco dopo il lancio.

La quercia (il passato) e il pallone (il cui buon lancio, nella credenza popolare, significa ottimismo per il futuro), entrambi inesorabilmente e naturalmente accumunati nell’infausto e presàgo domani che la Montagna sta vivendo. Un inno al pessimismo? Al contrario, un sursum corda – in alto i cuori – perché, come dicevano Uomini che sapevano di avere perduto, ma che volevano mantenere il proprio onore, “più buio che a mezzanotte non viene”.
Scusate se mi accosto prudentemente a un mondo, quello esoterico, che mi appartiene solo in parte ma che mi conforta nel credere, poiché alla Montagna voglio bene, che questi due eventi negativi possano segnare il punto di rilancio di un territorio che pretende e ri-vuole i suoi diritti. Ripartendo dal basso, dalla terra, dove quercia e pallone sono caduti; avendo acquisito la consapevolezza che è possibile ricominciare a “vivere la Montagna” se civilmente, ma senza sconti di appartenenza partitico/politica, in positiva sinergia di atti, comportamenti e richieste del dovuto, si comincia a dare per ricevere e a smettere di prendere se solo qualche unto dal Signore crede di poter fare il “magnaccio” con prodotti altrui.
Il Sindaco di Abetone, Danti, vuole andarsene in Emilia con i suoi concittadini perché la “nostra” Montagna gli va stretta. Benissimo: ma quando trasloca, ci lasci i cannoni da neve, i box della piazza principale e quant’altro che bellamente vorrebbe prendersi dalla disciolta Comunità Montana. E, poi, fuori dai piedi. E ci restituisca anche tutti i finanziamenti che sono stati elargiti al suo territorio (e alle società di cui fa parte) dalla Regione Toscana quasi che un invisibile compasso avesse tratteggiato sulla carta della montagna una enclave riservata e prediletta…
La quercia caduta
E prima di dire fregnacce, Danti ci spieghi perché è stato permesso che intere vallate, confinanti con il suo Comune e nel suo Comune, siano state depauperate in pochi giorni di un frutto, il mirtillo, ad opera di squadre di raccoglitori abusivi fermati, ci dice la stampa allineata ed organica, in numero di tre dalla Forestale. Con i funghi e i mirtilli la gente di montagna si è costruita le case per sé e per i propri figli. A cose fatte, il Danti scopre questo misfatto che ha in sé anche una componente non piccola di disastro economico? Lo sa, questo signore che commercializza questo prodotto, fra l’altro, che la disciolta Comunità Montana e la Provincia che ne ha raccolto l’eredità, non avevano posto in essere misure di controllo adeguate?
Unione dei Comuni o Dynamone/Comunone: uno Stato serio, ed il nostro non lo è, non può consentire che si contrabbandi dentro un falso problema (il Comunone/Dynamone che nessuno vuole) un problema ben più grande quale quello di un Comune che per egoistici interessi di poche decine di famiglie, dopo avere succhiato il possibile dalla Regione, si offra come “donna di bordello” al territorio più vicino e attraverso un referendum fasullo – essendo previsto nella nostra costituzione il referendum, ma solo abrogativo di leggi nazionali – alzi la posta per nuovi finanziamenti “a perdere” sul suo territorialmente modesto territorio.
La mongolfiera squarciata
Cominciamo a dire le cose così come stanno e magari si cominci a vendere la garçonnière di proprietà comunale, usata in tempi antichi, per necessità non propriamente istituzionali!
È caduta una quercia pluricentenaria assieme a un pallone di carta nel cuore della Montagna Pistoiese, a San Marcello. Guardiamo avanti. C’è da rimettere in piedi un Ospedale assassinato dalla ignavia dei politici (e ne parleremo insieme venerdì 13 alle 21 presso la Baccarini), c’è da ripristinare una viabilità indecorosa, che nessun Magistrato osserva perché la Montagna non offre più primizie, al pari di tanti altri e necessari servizi, dalle Poste alle Banche.
Se qualcuno vede in questi segnali negativi – quercia e pallone – il segnale della fine, chieda la residenza all’Abetone e se ne vada fuori dai piedi.
Chi decide di restare, si dia da fare.

Cliccare sull’immagine per ingrandirla.
[Lunedì 9 settembre 2013 | 08:27 - © Quarrata/news]

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