sabato 25 dicembre 2010

BENZINA & SMORFIE


Quando, ogni tanto, lo Stato decideva di far cassa aumentando il prezzo delle bionde (che nessun fraintenda, altri tempi, parlo delle sigarette), mia madre, fumatrice un po’ meno incallita e accanita di mio padre, diceva: «L’importante è che non alzino il prezzo della carne e del pane». Beni primari. Come la benzina, del resto, che non si mangia e non si beve, ma della quale non si può fare a meno. Per ora e fino a quando qualcuno decida essere giunto il momento di investire patrimoni cosmici non per riarmare guerre e occupazioni, ma per favorire lo sviluppo alternativo, possibile, equo sostenibile.
Non voglio parlarvi di inquinamento, ma di oltraggio alla dignità, alla ragion pura.
L’altra sera, verso le 18, sono passato davanti ad un distributore: la mia macchina segnava, da qualche chilometro, la riserva; dovevo fare rifornimento, onde evitare di incappare nel fastidioso contrattempo di restare a piedi. Avevo però un impegno inderogabile alle porte e ho deciso di rinviare, di solo qualche minuto, l’abbeveraggio nero.
Qualche minuto più tardi infatti, sbrigate le impellenze, sono nuovamente passato davanti al distributore incrociato poco prima e ho finalmente potuto rendere linfa vitale alla mia vettura, una piccola utilitaria che svolge egregiamente le proprie funzioni di arredo urbano.
Come sapete, da quando anche il prezzo della benzina si è svincolato dalla opprimente ragnatela del controllo, tutti i distributori espongono, a caratteri cubitali e spesso anche luminosi, i prezzi della loro merce al litro.
Quella verde, a quel distributore (non ho ancora fatto il nome e non lo farò, ma solo perché non occorre fare ulteriore pubblicità ai signori della guerra), intorno alle 18, costava 1 euro e 399 millesimi; alle 18,15, poco prima o poco dopo, non ricordo, 1 euro e 404 millesimi.
Mi sono rivolto all’impiegato dell’esercizio chiedendo lumi sul rialzo on the road: la risposta è stata compresa e compressa in una scoraggiante e inerme smorfia di impotenza.
Non mi sono potuto vedere allo specchio, in quell’istante, ma sono riuscito tranquillamente ad immaginare la mia, di smorfia!
Capitan Uncino

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UNIVERSO MORALE


Fra i poli che segnano l’asse del fare giornalismo e cronaca, ma prima ancora vita, voglio inserire, in questa atmosfera natalizia, due cardini di uno scrittore che ho conosciuto tardivamente, ma che, credo, ho assorbito in profondità, e in primo luogo per affinità elettiva: Primo Levi.
Alla simpatia con l’uomo per le sue straordinarie e tragiche vicende, che mi hanno portato già tre volte ad Auschwitz e in Ucraina e Romania sulle sue tracce, un’altra se ne aggiunse – immediata, forte, non discutibile – per la serietà morale con cui Levi guardò e lasciò la vita: un rigore di affetti e, al tempo stesso, di ragionamento e di logica allorquando, con il gesto assai simile a quello stoico di Catone di Utica, vi rinunciò.
Era stanco del conformismo e delle finzioni. Era consapevole che la vita è guerra ogni giorno, perché ogni giorno c’è sempre qualcuno che vuole negarti qualcosa, che te la vuole togliere, che te la porta via.
Così ripercorro questo sentiero morale con due stralci tratti dal mio Invito alla lettura di Primo Levi (Mursia, Milano, 2000).
Credo che anche i nostri prìncipi, politici e/o no, religiosi o laici, dovrebbero accostarsi a uomini come questi: e più che citandoli senza averli letti, vivendoli senza proprio citarli.
È per questo che penso ancor più che scrivere sia, prima ancora che un mestiere, il dovere

***
Stanco di finzioni

Stanco di finzioni offre il pretesto per moraleggiare sulla figura dello scrittore professionista, con il quale – si capisce fin dall’inizio – che ‘dilettante’ è in piena rotta di collisione. Merita riflettere sul capoverso d’attacco:

Chi ha avuto l’occasione di confrontare l’immagine reale di uno scrittore con quella che si può desumere dai suoi scritti, sa quanto sia frequente il caso che esse non coincidano. Il delicato indagatore di stati d’animo, vibratile come un circuito oscillante, si rivela un tanghero borioso, morbosamente pieno di sé, avido di denaro e di adulazioni, cieco alle sofferenze del prossimo; il poeta orgiastico e suntuoso, in comunione panica con l’universo, è un omino astinente ed astemio, non per scelta ascetica ma per prescrizione medica (cfr. La storia di Avrom, in Lilít e altri racconti).

Nel dettato sentenzioso del periodo – che non ha niente da invidiare al composto tono di un Manzoni che parla del segreto che si rivela a un amico (cfr. I promessi sposi, XI) – e con la stessa vorticosità che conduce, passo passo, alla conclusione; la stessa ironia, lo stesso graffio impietoso, Levi definisce e si definisce implicitamente correlandosi alla figura in negativo di cui, con chimica precisione, analizza gli elementi per stabilirne la sostanza: fino a quello splendido «poeta orgiastico e suntuoso» che in realtà è «un omino astinente e astemio», ma – si noti la stilettata all’apparenza ingenua – «non per scelta ascetica ma per prescrizione medica».
La gnome a effetto, caustica, carica di perfidia («avido di denaro e di adulazioni», «cieco alle sofferenze del prossimo», «omino» – e si noti quel diminutivo), ha come contrappeso l’esclamazione che segue:

Ma quanto è gradevole, invece, pacificante, rasserenante, il caso inverso, dell’uomo che si conserva uguale a sé stesso attraverso quello che scrive! Anche se non è geniale, a lui va immediatamente la nostra simpatia: qui non c’è piú finzione né trasfigurazione, non muse né salti quantici, la maschera è il volto, e al lettore sembra di guardare dall’alto un’acqua chiara e di distinguere la ghiaia variopinta del fondo (cfr. La storia di Avrom, in Lilít e altri racconti).

L’etica dell’antiletterarietà, che tornerà in Levi poeta e che affonda le sue radici anche in suggestioni montaliane (cfr. L’opera [1983] in Ad ora incerta, poi in Opere, 1988, vol. II, p. 67), si preannunzia fino da questo racconto, che contamina – nella maniera alchemica cara a Levi – uno dei temi di I limoni con quello dell’uomo «che se ne va sicuro» di Non chiederci la parola.

» Guerra è sempre «

… Cosí, in una Cracovia che sembra tornata alle origini – in cui non esistono né regole né punti fermi, ma solo un brulicare di uomini e di eventi che si moltiplicano spontaneisticamente e senza una logica –, Levi apprende la filosofia pratica di Mordo Nahum, un unico precetto assoluto per cui «Guerra è sempre», non esiste pace, non esiste tregua, poiché – come lo scrittore osserva – «l’uomo è lupo all’uomo»:

È noto che nessuno nasce con un decalogo in corpo, e ciascuno si costruisce invece il proprio per strada o a cose fatte, sulla scorta delle esperienze proprie, o altrui assimilabili alle proprie; per cui l’universo morale di ognuno, opportunamente interpretato, viene a identificarsi con la somma delle sue esperienze precedenti, e rappresenta quindi una forma compendiaria della sua biografia. La biografia del mio greco era lineare: quella di un uomo forte e freddo, solitario e loico, che si era mosso fin dall’infanzia per entro le maglie rigide di una società mercantile. Era (o era stato) accessibile anche ad altre istanze: non era indifferente al cielo e al mare del suo paese, ai piaceri della casa e della famiglia, agli incontri dialettici; ma era stato condizionato a ricacciare tutto questo ai margini della sua giornata e della sua vita, affinché non turbasse quello che lui chiamava il «travail d’homme». La sua vita era stata di guerra, e considerava vile e cieco chi rifiutasse questo suo universo di ferro (cfr. Il greco, in La tregua).

Con occhi «di savio serpente», Mordo ricomparirà piú tardi nel libro, promotore di un commercio di prostitute. Il capitolo, che aveva registrato la presenza di un elemento inanimato, il treno, momento di una nuova scansione dei ritmi della narrazione, proseguirà con la descrizione del campo di Katowice, dove Levi potrà ancora approfondire le sue curiosità di natura etologica.

e.b. blogger
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venerdì 24 dicembre 2010

SENZA RETORICA


Mai come in questo momento abbiamo avuto più bisogno di difenderci.
La politica, la pubblica amministrazione, gli altri poteri – stampa ufficiale compresa – opprimono e, nonostante tutte le riforme, niente è diventato più faticoso che conservare i propri diritti.
Persecuzione, mobbing, odiosa vessazione,
stalking  sono tutti momenti che fanno parte della nostra libera e infelice normalità.
Sembra un paradosso, ma la ‘Seconda Repubblica’ è questa – con lo spregio diffuso dei diritti da parte di chi, servo istituzionale della collettività, si è trasformato in monarca assoluto pur se siede non su un trono, ma solo sulla più piccola poltrona dell’ultimo Comune d’Italia, dell’ultimo ufficio della nostra amministrazione.
Non possiamo fare altro che dire, scrivere, diventare irritanti.
È questo il nostro impegno; l’impegno di un gruppo di giornalisti che non si contentano di pappa masticata, di notizie addomesticate, di complimenti edulcorati, di sorrisi e finzioni, convinti come sono che informare voglia dire, in primo luogo, leggere e vedere la realtà da un angolo di prospettiva diverso rispetto al solito comodo conformismo.
È con questo impegno che facciamo auguri senza retorica ai nostri lettori, ai quali chiediamo di sostenere la nostra fatica con la loro costante presenza.

Buon Natale e felice anno nuovo!

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NON TUTTI INSIEME


Non tutti insieme verso il futuro. No.
Gli amministratori in prima linea. E senza le fette di salame sugli occhi, ma pronti a scattare come molle nel momento del bisogno.
Il sindaco Berti pensa troppo alle aree metropolitane e ai megaprogetti. Anche lui, come la peggio sindaca di Quarrata, si consuma solo in scelte faraoniche e decapitanti per il futuro delle città e delle popolazioni della piana.
E mentre questi saggi del buongoverno vanno avanti senza guardare in faccia nessuno, gli eventi che si scatenano sul territorio dànno ragione a chi, come noi, è convinto che il miglior governare sia non spendere migliaia di milioni delle vecchie lire in sottopassi e/o lifting di Piuss, ma far dormire sonni tranquilli alla gente.
Accomuniamo questi due sindaci perché anche Berti ha messo del suo nelle alluvioni del Quarratino, dato che ha rinunciato alle casse di espansione dell’Ombrone, danneggiando Quarrata, la sua economia, i suoi incolpevoli cittadini.
Dio ci scampi da amministratori così, quindi. Ce ne liberi per sempre.
E dato che c’è, Berti vada anche a vedere cosa succede in via di Valdibrana quando – come nella notte scorsa, 23 dicembre – la rotonda di via Clemente IX si trasforma in un lago e le fogne, intasate, schiantano e sembrano dei veri e propri geyser in eruzione.
Sergio Gori deve smetterla di pensare solo agli architetti e deve scendere sulla terra, magari con i piedi a mollo come la gente alla quale, con le sue letterine natalizie piene di miele, augura serenità e fratellanza universale.
Berti deve smetterla di tagliare nastri nei sottopassi e deve cominciare a far ripulire le fognature otturate della sua assai discutibile futura Pistoia.

Se lo mettano in testa entrambi che la gente è stufa e non ne può più di loro e delle loro amenità.

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« UN TRENINO PER ME »


Caro Gesù bambino,
sotto l’ennesimo abete che preparo con cura e devozione ormai da una vita, stavolta, per questo Natale, fa’ che io trovi quello che ti chiedo da tanti anni, 27 per la precisione.
È oltre un quarto di secolo infatti che tutte le mattine, da Pistoia, dove vivo, vado a Firenze, dove lavoro.
Lo faccio prendendo il treno: risparmio, non inquino, ho il tempo di sfogliare il quotidiano che compro puntualmente prima di salire in carrozza e non metto a repentaglio la mia incolumità. Insomma, riesco, tutti i giorni, e anche contemporaneamente, a mettere in atto una serie di buoni propositi.
Cosa ti chiedo? Che gli amministratori di Pistoia, Prato e Firenze e le tanto amate Ferrovie dello Stato smettano di prendermi – e con me anche tutti i miei colleghi di sventura giornaliera – per il culo.
Sì, Gesù bambino, per il culo! Sono ventisette anni infatti che, in attesa del treno – che arriva quasi sempre in ritardo, tra l’altro – sento parlare e leggo che si sta costruendo l’area metropolitana Pistoia-Prato-Firenze, un progetto intercomunale che dovrebbe favorire e agevolare gli scambi e le comunicazioni tra queste importanti e fertili realtà urbane, architettura che comporterebbe, tra molte altre iniziative che continuano a non vedere la luce, anche quella della linea metropolitana.
Sento dire e leggo queste cose dal primo giorno, ventisette anni fa, che, con il treno, da Pistoia andai a Firenze: quel giorno, la fatiscente locomotiva con i suoi tre vagoni al seguito, impiegò, per coprire i nemmeno 30 chilometri di distanza, 50 minuti.
Ieri, ventisette anni dopo, quella fatiscente locomotiva non c’è più; i vagoni sono diventati cinque, anche sei, a due piani addirittura, per trasportare sempre più persone, ma il tempo per arrivare a Firenze è sempre lo stesso, 50 minuti.
Insomma, caro Gesù bambino, il regalo che ti chiedo quest’anno – pensandoci bene, però, non mi hai mai accontentato: ti avevo chiesto la pace, anni fa, poi la tolleranza, ricordo anche la solidarietà e come dimenticarmi il lavoro; nulla! – è che lunedì, quando andrò a lavorare, alla stazione possa davvero servirmi di una di quelle metropolitane di superficie delle quali sento parlare e leggo da ventisette anni e che per arrivare Firenze impieghi meno di mezz’ora.
Ah, già che ci sei, Gesù bambino, aggiusta anche le obliteratrici: le settimana scorsa, quando ha nevicato – un’apocalisse – per tre giorni non hanno funzionato.

Capitan Uncino

Con questa letterina, rivolta a amministratori e FS, inizia la collaborazione di un collega pistoiese che, al momento, preferisce firmare con uno pseudonimo.

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» DISCEPOLA DIFFORME «


Ricordo con grande affetto Cesare Fabbri, gentiluomo della politica, colto e appassionato della vita. Ha svolto un ruolo importante nella ricostruzione di Quarrata che è stata trasformata da paese a città capace di sviluppo e di futuro.
Collaboratore del Sindaco Amadori, assessore, consigliere comunale della DC si è interessato alla politica, che lui ha amato e alla quale ha dato tanto, dedicandosi al bene comune, aprendosi agli altri e costruendo rapporti solidi di amicizia. Per lunghi anni è stato presidente della Cassa Rurale di Vignole, la nostra “banchina” che ha portato a livelli di eccellenza, protagonista della crescita sociale ed economica della nostra città.
Ricordo molteplici colloqui con Cesare, uomo innamorato della sua famiglia, della sua Vignole e della sua Quarrata. È  sempre stato pronto ad affrontare i tanti temi che riguardano la società con competenza e spirito collaborativo per partecipare alle sfide che sempre la nostra società ha dovuto affrontare, cercando risposte efficaci a problemi complessi.
Uomo di fede autentica, ha servito la sua comunità, con spirito di servizio e tanta capacità, contribuendo a far rinascere Quarrata e a farla diventare moderna e dinamica.

Così il sindaco che ricorda Cesare Fabbri.
Ma lascia senza parole il dover constatare ogni giorno quale abisso separi il maestro dalla sua discepola, che niente sembra avere appreso e fatto suo dei precetti e della saggezza dell’educatore…

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ALLUVIONATI E BEFFATI


ASSEMBLEA PUBBLICA
RISCHIO IDROGEOLOGICO E ALLUVIONI
MARTEDì 28 DICEMBRE 2010 ore 21
ASSEMBLEA PUBBLICA
PRESSO L’AUDITORIUM
DEL CREDITO COOPERATIVO DI VIGNOLE
(Via 4 Novembre)

Alluvioni – Comune di Quarrata: facciamo il punto della situazione a fine anno 2010.
Rischio idrogeologico (Vedi ultima alluvione di Mercoledì 22 Dicembre 2010).
Si richiede immediati provvedimenti per le seguenti problematiche:

1) Cassa d’espansione per acque basse della Querciola B1 sul fosso Quadrelli per mettere in sicurezza Olmi, Barba, Vignole, Casini, Caserana.
2) Messa in sicurezza degli argini del Torrente Stella (Sinistra idraulica).
3) Messa in sicurezza degli argini del Torrente Ombrone (Destra idraulica).
4) Ripulitura e ripristino del fosso Senice e messa in sicurezza di Via di Mezzo.
5) Cassa d’espansione per acque basse di Olmi sul fosso Quadrelli, ottimizzazione della cassa con paratie mobili sullo sfioratore da chiudere ed aprire al bisogno.
6) Cassa d’espansione di Pontassio sul Torrente Stella.
7) Acque luride e stagnanti della piana nel Comune di Quarrata (Fogne per lo scolo delle acque).
8) Comune di Pistoia Casse d’espansione per acque basse (Ombroncello) e acque alte sul Torrente Ombrone e ripristino argini. Da Pistoia tutta l’acqua viene nella piana di Quarrata.
9) Varie ed eventuali (Proposte dei cittadini per risolvere il rischio idrogeologico).

In clima di collaborazione e partecipazione, sono stati invitati:

1) Assessore Mauro Mari Provincia di Pistoia (Rischio idrogeologico).
2) Il Presidente del Consorzio Ombrone ed i suoi tecnici.
3) L’amministrazione del Comune di Quarrata (Sindaco Sabrina Sergio Gori e gli assessori competenti in materia: Marco Mazzanti e Giovanni Dalì).
4) Assessore Mario Tuci Comune di Pistoia (Responsabile del rischio idrogeologico).

Cerchiamo di risolvere questi gravi problemi con la partecipazione ed il contributo di tutti i cittadini e le istituzioni. Il Comune di Quarrata ha istituito una commissione per i processi partecipativi. Tutti sono invitati a partecipare e a dare il loro contributo.

Per il Comitato di Olmi
Daniele Manetti
Componente della Commissione
per la Partecipazione
del Comune di Quarrata

***

La gente della Piana non ne può più e ieri notte, 23 dicembre, con l’urgenza del caso dopo l’ennesima alluvione dei giorni scorsi, il Comitato di Olmi ha diramato questo volantino-invito, indiscutibile riprova del fallimento di una politica cialtrona che privilegia tutto fuorché la sicurezza della gente e il suo diritto alla tranquillità.
Dinanzi ai disastri che si ripetono ormai abitualmente di anno in anno, non ci possono essere sottopassi da 13 milioni di euro a Pistoia e Piuss da 20 milioni che puntano a piscine da 5 milioni e a piste ciclabili da 3 milioni e 700mila euro.

Le amministrazioni pubbliche devono smetterla di giocare con e su la pelle dei cittadini senza neppure arrossire.

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giovedì 23 dicembre 2010

SENZA PAROLE



Pistoiesi primi in tutto...


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RICORDANDO CESARE


Si poteva essere d’accordo o no con Marcello Fabbri, detto Cesare e come tale conosciuto da tutti. Non si poteva dubitare né della sua parola né della sua moralità.
Intransigente, forte nel proporre le posizioni che rappresentavano le sue convinzioni contadino-cattoliche, e, al tempo stesso, persona di una dolcezza tenera che emergeva sùbito nel momento in cui il discorso si faceva più intimo, più colloquiale, più privato e interpersonale.
Cesare ha segnato un’epoca: quella della ricostruzione di Quarrata nei momenti delle contrapposizioni frontali e in quelli del disgelo e del cambiamento – anche confusionale.
Lo ricordo ancora rispondere dai banchi del consiglio comunale, come capogruppo Dc, con una vena naturale di ironia che, spesso, metteva a terra gli avversari di allora: un Pci duro, coriaceo, mangiapreti e con le ciglia aggrottate.
Questo era il Fabbri della politica.
Al di fuori di questo, il suo rapporto con gli avversari era di correttezza e rispetto, pur se non faceva loro sconti di alcun genere nel colpire, anche in maniera decisamente dura – cosa che oggi, ad esempio, i politici non accettano più perché credono che, se sono in sella, abbiano comunque diritto ad essere solo applauditi.
Come presidente della Cassa Rurale e Artigiana di Vignole, creatura di don Orazio Ceccarelli – un uomo e un parroco, pare, dimenticato dai cattolici odierni –, Cesare ha rappresentato il punto di massimo sviluppo liberale dell’istituto di credito. E in una perfetta linea di solidarietà e di soccorso ai lavoratori della terra e ai piccoli artigiani, in assoluto spirito cattolico-cristiano.
Lo ricordo anche per un altro motivo.
Cesare è stato il sostenitore della nascenda biblioteca comunale, di cui ero responsabile nel 1975. Lo è stato con l’apporto di una nutrita scelta di opere orientate verso il mondo cattolico, nell’edizione delle Cinque lune, casa tradizionalmente legata alla Dc.
Guardatelo ancora in una foto del 1975. E salutàtelo.
Non lo vedremo più e non potremo pensare neppure che ancora possa rispondere con la sua sottile e, a volte, graffiante e imbarazzante ironia.
Un uomo importante se n’è andato. Un punto di riferimento umano e morale per tutti.
Addìo, Cesare!
Edoardo Bianchini

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CANTARE E MORIRE DI FAME



Fa bene leggere l’attacco dell’articolo di Marta Quilici sul Tirreno.
Da lì possono nascere diverse considerazioni.
Ma la prima è che l’amministrazione quarratina segue l’etologia delle cicale: canta con spese inutili – piste ciclabili in prima linea –, ma muore di fame per quelle necessarie.
In pratica si spenderanno otto miliardi delle vecchie lire in piste ciclabili, ma non ci saranno soldi per le manutenzioni stradali.
Come scelta sembra essere particolarmente intelligente – almeno così sembra.
In compenso la giunta Sergio Gori avrà a sua disposizione ben 100mila euro per ampliamenti di rete del metano, acquedotto e fognature.
E qui non può che scoppiare una sonora risata. Amara, ovviamente.
Centomila euro non bastano nemmeno a comprare una di quelle supermacchine che oggi vanno tanto di moda tra i poveri italiani ammalati di eros incontrollabile per i suvvettoni.
Che ci faranno il buon Mazzanti e i suoi colleghi di giunta con una cifra così… importante?
Probabilmente potranno sostituire qualche tombino rotto in via Montalbano, se si pensa che un lavoro come il sottopasso di Pistoia è costato ben 26mila milioni di vecchie lire (13 milioni di €).
La giunta Sergio Gori prende i quarratini per dei dementi che non sanno fare un conto neppure con la calcolatrice.
La smetta sùbito. E abbia il coraggio di dire che si diverte a buttar via brancate di €uro come Giorgio Panariello nello spot di Wind.

Solo che il comico butta via soldi falsi, mentre la Sabrina getta dalla finestra solo quelli buoni!

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mercoledì 22 dicembre 2010

BUON NATALE, QUARRATA!


Con la solita retorica,
sia mielata che euforica,
i suoi auguri ecco ci dà
la Sabrina a noi-di-Qua.

E ci invita all’ottimismo
con gran senso di tempismo
fra gelate ed alluvioni
e rotture di… marroni.

Che parole di sostegno!
Che mirabile il suo impegno
nel gettar tanti milioni
solo in piste: le alluvioni

lei non cura, lei non guarda.
Che retorica bugiarda!
Di ingannarci non si pèrita:
e Quarrata ha ciò che merita.

Grazie a te, Sindaco grande,
or qualcosa più si spande:
non la fama di Quarrata,
ma sol… l’acqua dilagata.

«Buon Natale! Tanti auguri!
Noi studiam per voi i futuri
di milioni da pagare:
continuateci a votare!»

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martedì 21 dicembre 2010

A.D.R. - A DOMANDA RISPONDA


Senza parole

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TUTTI UGUALI O “AD PERSONAM”?


Ieri sera, 20 dicembre, in consiglio comunale a Quarrata si è parlato anche delle cooperative di servizi e delle assegnazioni di incarichi a queste forme di impresa.
Anche i quattro gruppi di opposizione hanno riconosciuto il valore umano e sociale delle cooperative, ma hanno chiesto al monoblocco di maggioranza di correggere il tiro: anziché considerare unicamente le cooperative più e meglio articolate (quelle che vanno, quanto a prestazioni, dalle pulizie al taglio dell’erba a qualsiasi altro aspetto), estendere la parità dei diritti di riconoscimento anche a quelle piccole realtà che, per la limitatezza dei cooperanti, possono offrire solo un servizio specializzato per volta: o le pulizie o il taglio dell’erba o qualsiasi altra opera.
In un paese civile e con amministrazioni davvero democratiche la risposta sarebbe stata immediata e il sarebbe venuto unanime.
Ma poiché Quarrata – come spesso ripetono le opposizioni – non è né un comune civile né un comune democratico, guidato come sembra essere, da un sindaco non monocratico, ma addirittura pantocratore come il Cristo ortodosso, la risposta del Pd è stata un immediato no.
Questa è stata la capacità di ascolto e questa l’apertura al dialogo.
Che ha fatto ovviamente incazzare Fli, Pdl, Udc e CittèPerTe. Tanto che qualcuno avrebbe voluto lasciare l’aula consiliare, dato anche che il Pd non avrebbe avuto i numeri sufficienti per votare.
Questa almeno la prima reazione.
Poi il senso della responsabilità ha fatto sì che nessuno delle minoranze lasciasse i banchi.
Di certo resta il fatto che, con il voto di ieri sera su questo tema, gli incarichi alle cooperative quarratine sono trasparenti come il sole. E si evidenziano come diretti ‘ad personam’.
Perché non importa fare il nome e il cognome del beneficiario di una iniziativa per essere amministrativamente scorretti. Se qualcuno parla di un sindaco, donna, medico, della Piana pistoiese, non importa che dica Sabrina Sergio Gori: anche gli stupidi capiscono tutto da sé.
E le minoranze hanno capito bene – a quanto hanno fatto intendere – a quali complementi di vantaggio era diretto e rivolto il… responsabile voto del Pd.

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« VI FAREMO SCUOLA DI NEVE »


Le fosse venuto in mente di avere un qualche dubbio… Macché. Il sindaco di Quarrata non se lo pone mai il problema che, forse, può sbagliare; che la sua amministrazione non è la perfezione del creato progettato da dio. No.
Sul suo blog Sergio Gori ci fa un dettagliato resoconto di ciò che ha fatto (!!) fino da venerdì in poi. E per chi lo legge c’è il rischio di crederci davvero.
Sembra che tutto abbia funzionato al meglio, tranne qualche piccolo inconveniente, del resto naturale perché… queste nevicate per noi sono solo eventi eccezionali e quindi basta un po’ più di educazione civica e tutto si risolve: basta stare chiusi in casa e non prendere un’auto, basta un po’ di tolleranza e aspettare con fiducia…
Ma cosa aspettare? La manna dal cielo? No. Attendere che la neve e il gelo passino da soli, perché il comune di Quarrata – come del resto anche quello di Pistoia e la stessa provincia – di ciò che poteva fare, se nulla ha fatto, ha fatto ben poco.
Ma vediamo anche la differenza di stile.
Berti e Fratoni stamattina si scusano.
Lei no. Il sindaco di Quarrata non pensa neppure per un istante di doversi mettere in discussione, confermando il suo pensiero profondo attraverso le parole (mancate), le opere (inconsistenti o inefficienti) e, soprattutto, le mille omissioni.
Leggiamo le cronache e facciamo parlare i fatti.
Ed ecco che, con la solita presunzione da maestrina d’asilo, Sergio Gori avverte il popolo di come potremo sopravvivere dal prossimo anno, dato il ripetersi sempre più frequente di eventi di questa natura, che lei definisce eccezionali e sporadici.
Sergio Gori ci farà spendere per stampare un libro – magari in preziosa carta patinata, rilegato in pelle e con impressioni in oro – su come comportarsi durante le nevicate, nelle tormente, nelle emergenze del ghiaccio:
«Nei prossimi mesi e comunque prima del prossimo inverno, sarà quindi redatto un vademecum sul comportamento da tenere in queste situazioni. Rispetto a queste norme di comportamento, chiederemo la collaborazione di tutti affinché siano divulgate il più possibile e possano diventare prassi per tutti», scrive sul suo blog (rileggete tutto il post, per favore: Emergenza neve – Un primo resoconto).
Siamo davvero fortunati, a Quarrata, ad avere un sindaco così, cresciuto alla scuola degli apologisti cristiani: dotto, infallibile, inalterabile, inossidabile e soprattutto sempre pronto a impartirci buoni insegnamenti morali.

Ovviamente a nostre costosissime spese.

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lunedì 20 dicembre 2010

VITTIME DEGLI AMMINISTRATORI PUBBLICI?


Le preoccupazioni per l’inceneritore di Montale si fanno sempre più vive e concrete.
Mano a mano che il tempo passa, il Comitato per la chiusura sembra prendere sempre più la ragione di contro ad amministratori pubblici che fingono che tutto vada bene e ribadiscono ogni giorno che è tutto a posto.
Ecco il testo integrale del comunicato diffuso dal Comitato dopo l’assemblea pubblica di venerdì 17, svoltasi con successo a dispetto dell’emergenza neve.

Nonostante la nevicata, la pubblica assemblea del Comitato per la chiusura dell’inceneritore di Montale è stata comunque svolta visto il prevalente interesse di pubblicizzare il parere pervenuto dal Ministero della Salute sulla denunciata emergenza sanitaria in atto.
«La reticenza e mistificazione non può essere ulteriormente tollerata e i cittadini devono sapere delle minacce presenti sul loro territorio»,  ha ribadito il comitato all’assemblea.
Dopo una ricapitolazione storica sulle vicende dell’impianto curata da Adriana Pagliai, è intervenuto il fisico Gianni Malatesta che ha presentato numerose slides utili a evidenziare le diffuse lacune e contraddizioni nelle argomentazioni sostenute il 29 maggio scorso dalle autorità, già riunite sullo stesso palco del Moderno.
Una “Verità velata” quella presentata alla cittadinanza sei mesi fa, ma che oggi viene confutata dalle verifiche effettuate sui dati analizzati dagli esperti: le tabelle pubblicate sul sito istituzionale della Provincia hanno permesso di riconoscere un “quadro sanitario” tutt’altro che rassicurante per i cittadini ignari. Le stesse analisi presentate da Asl sui valori di diossine e altri microinquinanti nelle acque delle condotte erano state qualificate come al di sotto dei limiti previsti dalle “normative”; ebbene è emerso che tali “norme” non sussistono per le acque potabili e che il valore di riferimento – per l’avvio delle obbligatorie opere di bonifica del territorio – è pari a soli 4 pg/litro, con una differenza in aumento di soli 1,9 pg/litro sui valori effettivi riscontrati dalle analisi!
Il comitato rilancia quindi l’accusa alla Asl 3 di aver mancato d’ottemperare all’attuazione del protocollo raccomandato dal Ministero della Salute che definisce limiti d’accettazione delle diossine inquinanti pari a 0,05 pg/litro cioè oltre 40 volte inferiori a quelli scandalosamente ritenuti “normali” dalle competenti autorità sanitarie.
Il Dipartimento Prevenzione del Ministero interpellato dallo stesso Romiti ha già espresso un primo parere interlocutorio scritto ricordando che tale documento (emanato da una commissione scientifica dell’Istituto Superiore di Sanità nel 1988) – ancorché  obsoleto – è l’unico disponibile e perciò  “…è corretto che venga preso come riferimento” e ancora  “…non essendo un provvedimento amministrativo, non è cogente anche se, trattandosi dell’unico riferimento in materia, è corretto che un’autorità sanitaria lo prenda in considerazione.
Ma non basta. Un’altra fonte d’emergenza dimostrativa della correttezza delle denuncie da parte del comitato è riconfermata dalle analisi effettuate sui polli allevati all’aperto: anche queste “matrici biologiche” appaiono interessate da un pesante inquinamento con ben 6 campioni positivi su 11 prelievi!
La relazione dell’oncologa dott.ssa Gentilini è stata dedicata con competenza e chiarezza agli aspetti epidemiologici particolari del nostro territorio minacciato dai trenta anni d’incenerimento accompagnata da altro esperto dell’Isde, l’epidemiologo dott. Valerio Gennaro – partecipante in videoconferenza da Genova – che ha stigmatizzato la sicura disponibilità di dati presso le amministrazioni per procedere nelle valutazioni epidemiologiche del caso, oggigiorno divenute indispensabili alla luce delle lacerazioni di pareri nella stessa istituzione sanitaria.
Gli archivi sono provvisti di dati utili, serve solo la volontà delle amministrazioni di procedere in Scienza e Coscienza per raggiungere le più autentiche valutazioni sulla salute della cittadinanza. Il dott. Gennaro ha lanciato un messaggio di speranza ricordando che comunque, la Giustizia, è sempre al servizio dei cittadini e che questi ultimi devono sostenere fiduciosi in tutte le sedi le loro istanze di tutela. La partecipazione dello specialista dell’Istituto Tumori di Genova è stata determinante per denunciare la grave inerzia delle amministrazioni e la necessità, non più prorogabile, di ricorrere alle valutazioni epidemiologiche univoche e corrette sui dati sanitari disponibili.
La nevicata ha impedito lo svolgimento del dibattito con gli amministratori, le autorità sanitarie (tutte invitate) e i cittadini tanto auspicato dagli organizzatori. Per questo motivo il Comitato ha annunciato di voler provvedere nei prossimi mesi a una replica per la presentazione del filmato e delle interviste registrate.

Comitato per la chiusura
dell’inceneritore di Montale

Nella foto: la dottoressa Gentilini con una inviata di TGT.

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BUONGIORNO, QUARRATA!


Lo abbiamo scritto poco fa sull’ultimo post pubblicato e lo ripetiamo qui: da sabato mattina il sindaco ci ha detto, e ha continuato a ripetere, che tutto andava verso la normalità, ma non è assolutamente vero. Sono solo discorsi e bugie. Come al solito.
La verità, oltre che averla vista ieri con i nostri occhi tra le 11 e le 13,30 – sia in centro sia lungo la ss 66. dagli Olmi al Fagiolo, o lungo il viale Montalbano da Santonuovo all’incrocio dei Martiri –, era del tutto diversa. Ed era grave.
Era diversa anche sulle colline, dove abbiamo sentito diversi residenti infuriati per essere stati abbandonati al loro destino.
Era diversa soprattutto a Montorio, che è la frazione – a quanto sembra – più malmessa del comune.

Diversa invece la situazione a Quarrata: il dirigente alla pubblica istruzione, del Comune, Alessandro Landini, comunica che per la giornata di oggi, rimarranno chiuse le scuole elementari e medie: «Stiamo lavorando per liberare gli spazi adiacenti davanti ai nidi e davanti alla sede del liceo artistico di via Montalbano, così da garantire la loro apertura.
Sulle colline di Quarrata si continua invece a soffrire. Ieri abbiamo raccolto la segnalazione di disagio delle famiglie di via Carraia, che sale a Montorio e che era completamente ghiacciata, così come la via Poggetto e le Molina.

Così scrive La Nazione stamattina, 20 dicembre. Dunque il sindaco deve smetterla di prendere in giro con le sue solite bombe.

Buongiorno, Quarrata! Svegliati!

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« STANNO TUTTI BENE »


Fu il titolo di un film di Tornatore, 1990.
Lo stesso potremmo dire per le dichiarazioni del sindaco Sergio Gori, sul suo blog, fino da sabato mattina: «La situazione si sta stabilizzando su tutto il territorio comunale. Laddove è possibile e per tutta la giornata i mezzi spalaneve e quelli spargisale stanno girando su tutto il territorio comunale».
Diceva proprio così.
Ieri, domenica, abbiamo fatto un giro e anche nel centro cittadino la situazione non era delle più rosee. Non parliamo poi delle zone collinari: Buriano, Montorio, Montemagno presentavano la sindrome del giorno prendente.
Sarebbe bastato iniziare a spargere il sale al momento del primo fioccare. Non è stato fatto. E lo dimostrano le stesse parole del sindaco: basta rileggere il blog.
Probabilmente o non c’era sale o non ce n’era abbastanza. Perché, da buona cicala, questa amministrazione d’estate canta e d’inverno muore di fame.
Stessa cosa è successa – e lo abbiamo scritto ieri – a Berti, il sindaco bello di Pistoia. Ma lui aveva da fare altro… Era impegnato a inaugurare 20 miliardi di lire di sottopasso alla stazione. Doveva collegare Pistoia al mondo – se non ci fosse stata quella bastarda della neve a sciupargli lo spettacolo e il pieno successo.
Evidentemente il male non risparmia nessuno degli amministratori di questa provincia – gente che molto si mostra e che, forse, poco sa darsi da fare nella maniera giusta, operando in concreto.
Così anche Fratoni e Mari vanno comunque accomunati a Berti e Sergio Gori.
Se non altro perché sulle provinciali (da Casale a Santonuovo-Quarrata: via Europa) e sulle statali affidate alla provincia (ss 66 da Olmi al Fagiolo) dalle 11 alle 13 di ieri non si viaggiava per niente bene, dato il lastrone di ghiaccio che c’era sul fondo stradale – e solo nella migliore delle ipotesi sotto la brodaglia marrone del disgelo, altrimenti si volava direttamente sul vetro.
Lo abbiamo visto, vissuto e constatato in prima persona: non cerchiamo quindi di fregare.
Ma voi siete convinti che l’anno prossimo, se rinevica, anche se ne siamo avvisati e allertati dieci giorni prima dalla protezione civile, non risuccederanno le stesse identiche scene sull’orlo di una crisi di nervi come da copione?

Vedrete. Anche fra un anno sarà troppo chiedere un miracolo!

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domenica 19 dicembre 2010

TAGLIANASTRI


Quando si dice non me ne può fregar de meno
Stamattina – domenica 19 dicembre – si apre Il Tirreno e si leggono proteste generalizzate: da destra, dal centro e da sinistra.
Si legge che a Pistoia la gente è infuriata, che lo è anche a Quarrata. E loro, i nostri prodi campioni, i sindaci del popolo e della legalità, èccoteli lì a prendere in giro in tutt’altre faccende affaccendati.
Uno – il Berti – non ha nemmen chiuso le scuole di città, perché dalla sua segreteria davano per certo che venerdì, in serata, sarebbe iniziato a piovere (ricordiamoci che l’anno scorso il sindaco bello diramò l’ordine di chiusura scuole verso le 12: quando ormai gli istituti cittadini chiudevano da sé); l’altra, la sindaca contestata ed evanescente, ha iniziato ieri mattina a scrivere sul suo blog che tutto era sotto controllo e che nella giornata si sarebbe tornati alla normalità, senza dire che il 90% delle strade di collina erano intransitabili e che buona parte di quelle della pianura (vedi via del Cantone a Valenzatico) era, alle 16-17, una bella lastra di ghiaccio, anche perché nessun mezzo spargisale o altro vi era ancora passato.
Eppure, con le sue solite parolette melense, èccola rasserenare gli animi della popolazione quarratina con queste dolci parole:

Per la nostra città, come per le altre realtà non montane del centro Italia, le nevicate come quella di ieri sono un evento eccezionale e fortunatamente straordinario.
Quella che per le realtà del nord e della montagna è una situazione che viene gestita e affrontata tranquillamente, sia da parte delle istituzioni che dei cittadini, qui crea non poche difficoltà. Per questo, e per il fatto che questi eventi stanno diventando sempre più ricorrenti, dobbiamo essere in grado di fare informazione, non solo nell’emergenza, quando l’agitazione talvolta il panico complicano ancora di più le cose, ma in modo preventivo.
Per questo nei prossimi mesi e comunque prima del prossimo inverno, sarà redatto un vademecum su come comportarsi in queste situazioni. Rispetto a queste norme di comportamento, chiederemo la collaborazione di tutti affinché siano divulgate il più possibile e possano diventare prassi per tutti.

Stiamocene tranquilli tutti, dunque.
A Quarrata avremo ben presto il manuale che ci insegnerà a barricarci in casa quando nevica, per non rischiare di finire in fossa e tenere tranquilla anche la sindaca, nostra educatrice al comportamento civile e responsabile, oltre che rispettoso della legalità.
A Pistoia, se non  sapremo cosa fare e dove andare, potremmo rifugiarci nel sottopasso megagalattico della stazione che ci unirà al mondo; un’opera costatata 10 milioni di euro, che, a occhio e croce, onestamente ci sembrano davvero tanti – o anche troppi, via!
Non è soltanto, questo, il secolo dei bamboccioni di casa. È anche l’era dei sindaci bamboccioni: puri taglianastri pieni di sé, supponenti, dotti di tutto, moralisti e schifiltosi.

Ma alla prova dei fatti, assolutamente incapaci di levarsi il classico dito di culo.

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sabato 18 dicembre 2010

SARANNO FAMOSI


Nelle lunghe giornate, che più di quaranta anni fa passavamo in redazione alla Nazione, a volte Mazzino Gargini, decano dei giornalisti pistoiesi, si metteva a raccontare aneddoti e barzellette – che poi, forse, barzellette e aneddoti non erano.
Era divertente sentirlo raccontare con la sua voce cavernosa. Non parlava molto e non lo faceva mai ad alta voce.
Seduto al suo tavolo, ci intratteneva narrando del bel tempo che fu.
E fra gli argomenti di queste scherzose digressioni, che per lo più si svolgevano la mattina prima del mezzogiorno, uno, che riguardava gli errori dei giornali, lo ricordo ancora con vivezza.
Diceva, Mazzino, che non so quale giornale dei suoi verdi anni era anche murale.
E un giorno, dalle parti del Globo-Bar Bertini (i pistoiesi doc sanno bene dove), in bacheca, era affisso un foglio con un titolo che press’a poco diceva così: Sfila il vescovo in processione / sotto il baldacchino con il mitra.
Evidentemente, per un qualche maligno tiro del caso, la mitria, cioè il copricapo a due punte del vescovo, si era confusa con… tutt’altra cosa.
«Ma un buontempone dell’epoca – concluse Mazzino – ci aveva scritto sotto: Io c’ero, ma non l’ho visto!».
«Che c’entra (o centra)?», direte voi.
Forse niente o forse tutto.
Perché quando non si sa bene una nozione o non siamo del tutto padroni degli strumenti che adoperiamo, accade che, se lavoriamo in una azienda, rischiamo un infortunio sul lavoro; se lo facciamo con le parole e con le immagini, corriamo il pericolo di ribattezzare un romanzo di Hemingway con un bel Per chi suona il campano? e viceversa ci accade con via Boschetti e Campano di Quarrata, che diventa un più ‘sonoro’ Boschetti e Campana – o di scambiare Niccolai per Mantellassi.

E se non c’entra? Beh… Se non centra… pigiàtecelo e buon divertimento!

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PER 10 CENTIMETRI DI NEVE


Pistoia in ginocchio: e peggio ancora Quarrata.
A Pistoia non si è fatto nulla: a Quarrata il sindaco ha dichiarato che il comune è troppo grande. Meno male che non è Milano, altrimenti chissà cosa sarebbe successo. E intanto le scuole restano chiuse come se fossimo tra i ghiacci polari.
In quasi dieci anni di sindacato, Sergio Gori non è stata in grado di darsi una regolata, di capire come si fa, di non farsi trovare impreparata almeno su qualcosa. No. Lei va avanti a suon di meeting della legalità, fontane di Buren, incontri ad alto livello alla Màgia. Preferisce i cinesi che vengono a parlare di mobili per tre giorni, anziché i suoi cittadini: dice che i cinesi vedranno la Magia e crede che ne parleranno in Cina, un paese sterminato, con miliardi di problemi, una miseria allucinante e un’ascesa economica fulminante, ma a danno dell’ambiente del mondo intero. Fatevelo dire dall’assessore Mauro: lui di queste cose se ne intende.
Con la sua mentalità da piccola donna di casa, per di più di provincia – una mentalità che collima perfettamente con quella di Berti e di Fratoni – il sindaco di Quarrata è, per usare una metafora che può andare di questi giorni – una statuetta da presepe: si espone quando non si può fare a meno e, per il resto dell’anno, è invisibile (o visibile solo quando dice ovvietà, banalità, sciocchezze).
Leggete cosa dicevano ieri pomeriggio quelli del Comitato del Centro Storico di Pistoia: la loro radiografia si attaglia perfetta anche su Quarrata e i problemi delle sue frazioni collinari che, anche stamani, sono isolate dal mondo grazie alle menti eccelse del comune, sia politiche che tecniche.
Evviva il progresso!
e.b. blogger

Che venerdì mattina sarebbe iniziato a nevicare con notevole intensità lo sapeva anche il gatto.
I meteo ed i media avevano allertato tutti. Tutti fuorché i nostri amministratori che, distratti dalle celebrazioni del Santo Natale e della Quinta Porta, non si sono minimamente preoccupati di mitigare i disagi che il maltempo avrebbe procurando alla collettività.
Il traffico è andato in tilt, chi ha potuto è rimasto a casa, la città si è paralizzata.
Non far niente per impedire che, ad una settimana da Natale, a Pistoia si fermi tutto è veramente una colpevole negligenza che conferma l’incapacità di chi governa la nostra città.
Spargere sale, spalare e ripulire i marciapiedi, dispiegare uomini e mezzi per garantire la circolazione almeno nei punti nevralgici, non sono operazioni da Bertolaso. Non è caduto un metro di neve, non è stato un evento impossibile da fronteggiare anche con i semplici mezzi di cui dovrebbe disporre un normale capoluogo di provincia.
Stanotte sono previste temperature che scenderanno a -9, l’abbiamo letto sul meteo dell’ANSA. Quindi domattina ci troveremo una bella lastra di ghiaccio ad augurare il buongiorno dell’ultimo sabato prima di Natale. Sarà molto difficile camminare per le strade  del centro di Pistoia.
Poi lamentiamoci che la gente andrà a fare spese nei centri commerciali ignorando i negozi della città.
Meno male che, come leggevamo sulla stampa locale, la crisi è finita e possiamo starcene tutti a letto.
Comitato Centro Storico di Pistoia

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VIAGGIO NEL COMUNE DELLA LEGALITÀ


La legge è uguale per tutti - 8

Il sindaco, come potrete leggere sul suo blog nel post Un minuto di silenzio per l’affermazione della legalità, insieme ad altri comuni ha lanciato l’iniziativa di approvare una delibera per chiedere alla FIGC che sia osservato un minuto di silenzio prima della partita di campionato di serie A Catania-Palermo.
Scrive: «Lanciamo un appello ai Comuni toscani e alle scuole perché in tanti sostengano questa richiesta presso la FIGC, in memoria di Filippo Raciti e per ribadire i valori del tifo positivo, inteso come passione, rispetto dell’altro e divertimento sano, nel rispetto delle regole».
A questo proposito occorre però fare una riflessione sul concetto di legalità, così caro a Sabrina Sergio Gori – oggi
sindaco impreparato per l’emergenza neve…

Violenza esplicita
e violenza muta


Signor sindaco,
sono pienamente d’accordo con l’iniziativa da lei assunta e caldeggiata. Come cittadino e come giornalista da 43 anni parlo, scrivo e combatto in prima linea – e lei dovrebbe averlo capito.
La violenza negli stadi e intorno agli stadi è un dato che non ha bisogno di commento, perché sarebbe solo retorica.
Ma insieme a questa violenza, altre ne esistono, anch’esse gravi, pur se non esplicite; ben più pericolose, perché mute.
Le violenze mute richiamano sùbito alla mente quelle che si consumano in famiglia. Ma oltre ad esse, molte altre ve ne sono e non meno gravi: a iniziare dal mutismo in cui si arrocca spessissimo la pubblica amministrazione, che fa finta di non vedere e non sentire; quella stessa di cui, signor sindaco, il suo comune è un esempio sufficientemente significativo e probante.
E anche la sua giunta soffre della stessa patologia; e le dirò perché.
Con tutto l’estremo rispetto che provo per la signora Raciti e ciò che è accaduto al marito e alla sua famiglia; con l’elogiare e il sostenere, signor sindaco, la sua iniziativa di cui stiamo parlando; non riesco a vedere né da parte sua, né da parte della sua giunta, una minima forma di esternazione di condanna anche di altre violenze altrettanto esplicite: intendo quelle che si sono verificate a Roma e che hanno dato base, e turbativa al tempo stesso, alla trasmissione di Santoro, annozero del 16 dicembre scorso.
Come dicono i filologi, in un’opera di letteratura, in uno scritto, non si deve cercare a oltranza solo quello che c’è, ma molto più va indagato, rintracciato e scoperto quello che non c’è, che non appare, che non è detto: perché spesso in esso sta una verità più vera di quella dichiarata; più interessante di quella espressa; più significativa di quella ufficialmente esibita.
Vorrei, dunque, sapere da lei – e lo vorrebbero anche i lettori di questo blog, se non le spiace –, pubblicamente, cosa lei, con la sua giunta, pensa delle violenze di Roma. E gradirei anche che esprimesse, su quei fatti, il suo punto di vista circa la legalità e gli obblighi che verso essa hanno tutti, cittadini e non cittadini.
Nel frattempo mi consentirà di ricordarle che le ho scritto pubblicamente chiedendole ragione di certe sue affermazioni: e ancora non ho avuto risposta, come del resto, su altre materie, Daniele Manetti o chissà quanti altri elettori che – come gli studenti definiti incazzati da Santoro – chiedono, inascoltati, attenzione e considerazione da parte di un potere che, nell’èra del post-dipietro, tutto presenta fuorché il requisito del rispetto nei confronti del cittadino, considerato alla strega di un volgare suddito. E nemmeno risponde il suo comandante della polizia municipale che, chiamato a chiarire alcune sue posizioni, sembra essere improvvisamente diventato sordo e muto.
Tanto per rammentarle che anche il mutismo, il tacere sui propri doveri e sulle proprie responsabilità morali e pubbliche, è violenza non minore di qualsiasi altra forma di oppressione, autoritarismo e indegna coercizione.
Con ossequi.

Edoardo Bianchini

P.S. – La firma per esteso è in lode e gloria dellanonimato di quel suo sostenitore che, sul blog di Andrea Balli, tempo fa, mi tacciava di vile e di lotro.
Magari, in nome del rispetto delle norme e delle regole del vivere civile, consigli pubblicamente ai suoi sostenitori anonimi di mostrare il loro faccino da emoticon, ricordando che il loro anonimato è sinonimo di mafia e illegalità: e quindi in rotta di collisione con l’apologia della legalità che lei, signor sindaco, ci riafferma ogni giorno dal suo soglio…

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