Non voglio parlarvi di inquinamento, ma di oltraggio alla dignità, alla ragion pura.
L’altra sera, verso le 18, sono passato davanti ad un distributore: la mia macchina segnava, da qualche chilometro, la riserva; dovevo fare rifornimento, onde evitare di incappare nel fastidioso contrattempo di restare a piedi. Avevo però un impegno inderogabile alle porte e ho deciso di rinviare, di solo qualche minuto, l’abbeveraggio nero.
Qualche minuto più tardi infatti, sbrigate le impellenze, sono nuovamente passato davanti al distributore incrociato poco prima e ho finalmente potuto rendere linfa vitale alla mia vettura, una piccola utilitaria che svolge egregiamente le proprie funzioni di arredo urbano.
Come sapete, da quando anche il prezzo della benzina si è svincolato dalla opprimente ragnatela del controllo, tutti i distributori espongono, a caratteri cubitali e spesso anche luminosi, i prezzi della loro merce al litro.
Quella verde, a quel distributore (non ho ancora fatto il nome e non lo farò, ma solo perché non occorre fare ulteriore pubblicità ai signori della guerra), intorno alle 18, costava 1 euro e 399 millesimi; alle 18,15, poco prima o poco dopo, non ricordo, 1 euro e 404 millesimi.
Mi sono rivolto all’impiegato dell’esercizio chiedendo lumi sul rialzo on the road: la risposta è stata compresa e compressa in una scoraggiante e inerme smorfia di impotenza.
Non mi sono potuto vedere allo specchio, in quell’istante, ma sono riuscito tranquillamente ad immaginare la mia, di smorfia!
Capitan Uncino
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