martedì 9 luglio 2013

RINASCITA? SOLO SE SI CONTRASTA IL NARCISISMO AUTOREFERENZIALE DI CHI MANOVRA IL POTERE


di Paolo Caselli [*]

È indispensabile che la gente recuperi la propria autonomia di pensiero e stringa alle corde chi si nasconde dietro una falsa superiore capacità di pensiero e di azione

“Le elezioni sono organizzate in modo che i membri del parlamento non rappresentino affatto il popolo, ma appartengano bensì alla categoria dei politicants e, se anche non vi appartenevano prima di venir eletti, cominciano subito ad appartenervi non appena si ritrovano in parlamento, giacché lì si dedicano subito anch’essi, come tutti i loro colleghi, alla loro personale sete di potere e agli interessi dei partiti in lotta fra loro”  (da Così deve essere?, di L. N. Tolstoj, 1898).

“Basterebbe che quanti desiderano sinceramente servire il loro prossimo, comprendessero tutta la vanità dei mezzi proposti dagli uomini di governo o dai rivoluzionari per organizzare il bene degli uomini, e comprendessero che l’unico mezzo per liberare gli uomini dalle loro sofferenze è che gli uomini smettano essi stessi di vivere una vita egoistica, pagana, per cominciare a vivere invece una vita universale, cristiana, e non ritenessero, contrariamente a quel che fanno ora, possibile e legittimo impiegar la violenza contro i loro simili in nome del raggiungimento dei loro scopi personali, e viceversa rispettassero nella loro vita quella legge religiosa fondamentale e sublime che comanda di fare agli altri ciò che vorresti che gli altri facessero a te: e allora crollerebbero ben presto quelle irragionevoli e crudeli forme sociali entro le quali viviamo ora, e ne sorgerebbero al posto loro altre, nuove, adeguate alla nuova consapevolezza che gli uomini avranno di sé”  (da Agli uomini politici, di L. N. Tolstoj, 1903).

Se pensiamo che queste riflessioni risalgono ad oltre un secolo fa, rimaniamo stupiti, sconcertati, nel constatare che niente è cambiato; anzi, se vogliamo essere onesti, dobbiamo riconoscere che la sete di potere, gli interessi personali, la violenza, materiale o morale che sia, sono in evidente incremento. Stiamo assistendo ad un progressivo degrado morale, soggettivo e comunitario: una classe politica autoreferenziale che sembra vivere in un mondo astratto, avulso dalla realtà, profluvi di buone parole, promesse di riforme radicali che non vengono mai attuate, riduzione dei privilegi delle classi dirigenti, che in realtà aumentano sempre più, illusione delle classi più deboli nel senso di un prossimo miglioramento delle loro condizioni che non potrà certamente realizzarsi nel breve termine.
Se la popolazione non comprenderà questo grave stato di fatto e non sarà consapevole che è necessario interrompere la catena dei privilegi per recuperare un giusto equilibrio sociale, non sarà possibile un’esistenza armonica e non violenta.
Non sono certo in grado di indicare una via certa ed infallibile, ma posso ragionevolmente pensare che il primo passo dovrebbe essere far cessare l’erronea concezione del potere che molti “personaggi importanti”, anche a livello locale, sembrano avere:  narcisismo, arroganza, assenza di autocritica, mai ammissione di eventuali errori di percorso, non ascolto degli altri, imposizione di scelte errate in nome  e in virtù di fatiscenti “scelte democratiche”, in realtà sempre imposte dall’alto, nell’ottica di interessi più o meno occulti.
Questi personaggi hanno comunque una valida giustificazione: l’interessato ed ipocrita assenso dei loro cortigiani, che non hanno un minimo coraggio critico.  Le voci dei pochi che dissentono vengono, in maniera più o meno garbata, immediatamente sottaciute.
Siamo distanti anni luce da quella “coscienza critica” che dovrebbe regolare i rapporti interpersonali e le scelte comuni. 
Occorre recuperare quella “chiarezza interiore” che interrompa lo stato di “illusione permanente” che domina l’attuale società.  Illusione, che i “valori” imposti dai mass media e le grandi conquiste tecnologiche erroneamente utilizzate possano introdurci alla “città del sole”, mentre i funzionari del potere perseguono il proprio fine cercando di dominare sempre più le masse utilizzando cospicui mezzi economici e facendo appello ad una presunta superiorità morale ed intellettuale: ben sanno che il loro fine è quello di ridurre gli altri ad un formicaio non pensante.
È necessario dunque interrompere questo circolo vizioso, recuperare la propria autonomia di pensiero, la propria “chiarezza interiore” che ci consenta di intervenire criticamente, in maniera non violenta, contro questo stato di fatto.
Se ognuno di noi, senza paura di disturbare il quieto vivere personale, si ponesse in questo atteggiamento di rifiuto di subire passivamente le prepotenze materiali e morali di chi gestisce ad ogni livello il potere, forse potrebbe contribuire concretamente alla realizzazione di una società più giusta, scevra da prepotenza e prevaricazioni, consapevole che il fine della vera armonia è perseguibile solo con un permanente servizio nei confronti dei più deboli.

[*] – Ex allievo del Forteguerri e medico ospedaliero

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[Martedì 9 luglio 2013 | 17:38 - © Quarrata/news]

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