martedì 25 ottobre 2011

BREDA. SEMPRE E SOLO CHIACCHIERE

PISTOIA. Scrive stamattina La Nazione:

AnsaldoBreda, suona l’allarme: «Ora rischiamo il congelamento»
Sciopero di un’ora, sindacati preoccupati: «Servono subito certezze»


Certezze subito e nessuna riduzione del personale. È quanto chiedono i lavoratori dell’AnsaldoBreda, che ieri hanno incrociato le braccia per un’ora, dalle 10 alle 11, per fare il punto sulle novità emerse negli ultimi giorni, in particolare quelle relative al risanamento dell’azienda, che a loro dire non preannuncia nulla di buono. I rappresentanti sindacali denunciano che il lavoro non va avanti, gli investimenti non arrivano, gli accordi stipulati a marzo non sono stati fin qui rispettati, e l’ipotesi di vendita si fa sempre meno remota.
«Siamo in una fase di congelamento da parte dell’azienda – dice Jury Citera, coordinatore della Rsu – e i lavoratori si sono fermati per chiedere certezze riguardo al futuro. Il fiore all’occhiello della nostra azienda, il V-300, ossia l’Etr 1000, come viene chiamato dai lavoratori, è completamente fermo. Non vengono fatti gli investimenti e l’azienda continua a non rispettare i patti che ha preso con noi. Stiamo aspettando un coordinamento nazionale a Roma, dove l’amministratore delegato ci dovrà presentare il nuovo piano. Intanto abbiamo voluto ribadire all’azienda che non vogliamo uno stravolgimento dell’accordo del 4 marzo, che per noi rappresenta il punto di partenza. L’azienda in quell’occasione aveva preso precisi impegni sugli investimenti per il futuro, che però non sono stati attuati». La rappresentanza sindacale interna vuole incontri diretti con i vertici aziendali e dice di essere stufa di sentire continue dichiarazioni, spesso contrastanti fra loro, riportate da altri. «Vogliamo una dichiarazione ufficiale – riprende Citera – che una volta per tutte faccia chiarezza sul nostro futuro. Siamo consapevoli della necessità di un piano di risanamento, ma vogliamo anche sapere, e subito, cosa vuol fare di noi l’azienda».

C’è un passaggio chiave nel testo. Un passaggio molto significativo nelle parole della Rsu: La rappresentanza sindacale interna vuole incontri diretti con i vertici aziendali e dice di essere stufa di sentire continue dichiarazioni, spesso contrastanti fra loro, riportate da altri.
Sembra che anche i sindacati si siano finalmente resi conto di come stiano effettivamente le cose.
I politici, come abbiamo sempre sostenuto e continuiamo a fare, si sono prodigati fin troppo per questa azienda: e finché erano i tempi delle vacche grasse, ciò era forse possibile e perfino trascurabile e/o sottovalutabile, perché le infinite risorse riuscivano a mascherare ogni errore, tattico ed economico.
Ma oggi che le vacche si sono fatte davvero magre come quelle dell’India, grazie soprattutto alla politica, la lotta e la guerra per la sopravvivenza sono diventate ancor più dure e selettive, con i compagni cinesi, tanto amati dal Fu Pi Ci (passateci il gioco di parole), che oggi ci mettono in ginocchio scaricando merda in aria e in acqua, e nel mondo stesso della finanza; nascondendosi perfino dietro finte promesse di garanzia della nostra fasulla e fragilissima moneta europea: un euro che non è mai esistito e che non esisterà mai, anche grazie a quel Prodi che, su La 7, ci darà lezioni di alta economia (vedi); quel divino cattedratico che definisce noi, Paesi dell’Unione, come dei ‘poveri gattini’, delle vere e proprie Prodi prede (riconsentiteci il gioco di parole) degli scalatori che, secondo questo Metternich italiano della sinistra, non attaccano i grossi felini come gli Usa, ma se la prendono, appunto, con dei teneri micetti – linguaggio, quantomeno, da altissima dottrina scientifica, non c’è dubbio.
La Breda, per tornare a noi, è oggi in grave pericolo perché in quel pericolo grave c’è stata portata per mano, passo passo, cantando e marciando, prima dall’ingerenza traffichista del Pci, poi dall’euforia della globalizzazione del giardino delle delizie del terzo millennio, infine da un continuato tentativo di dominio delle forze-lavoro della sinistra sul posto: quel piccolo posto, quel lembo marginale di provincia che è, appunto, Pistoia, la città a misura d’uomo.
E c’è stata portata da un Fu Pi Ci, oggi Pd, che ha sempre considerato la Breda come la sua pignatta dei fagioli all’uccelletto: quella in cui cuocere la propria zuppa e quella da cui attingere le proprie risorse.
La lungimiranza politica di questo partito in questa provincia è stata appunto questa.

Ammettiamolo senza mezzi termini, una buona volta, seppure con le lacrime agli occhi.


e.b. blogger
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[Martedì 25 ottobre 2011 – © Quarrata/news 2011]

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