mercoledì 13 luglio 2011

COSTI (SENZA RICAVI). LA FORTUNA DI ESSERE ITALIANI



Ogni mattina mi alzo e ringrazio Dio di essere nato italiano.
Ho un Paese (scritto con la P maiuscola rende meglio l’idea) in cui tutto funziona perfettamente bene; in cui la politica è al servizio del cittadino; in cui la giustizia lavora per dare risposte eque; in cui la sanità è a disposizione dei bisogni (specie nei pronto-soccorso); in cui l’ordine pubblico è severo e garante; in cui la scuola forma grandi uomini, sia sotto il profilo culturale che, soprattutto, quello umano; in cui il lavoro traina e tira come una pariglia di cavalli di razza; in cui le ferrovie non solo funzionano, ma addirittura i controllori controllano quel 40% di passeggeri sbafoni che fanno i portoghesi e li costringono a comprare il biglietto; in cui lo sport è genuino e senza trucchi; in cui l’informazione non è addomesticata… e poi basta perché non ho altra voglia di continuare per altre mille pagine di bellezze (in pistoiese slang bellurie) del Bel Paese, il formaggione fatto a stivale in cui la benzina, grazie alla liberalizzazione, non è competitiva, ma può addirittura giocare al rialzo nel giro di cinque minuti e venti secondi.
I nostri futuri cittadini crescono con questi parametri di Maastricht e possono davvero pensare a un radioso futuro.
E sarà radioso per forza, almeno per qualcuno, se si posano gli occhi su questa paginata tirrenica in cui il cronista ci scrive la cronaca di una morte annunciata.
La nostra riforma elettorale ha prodotto di queste storture e strutture o, come diceva Guido Ceronetti in La musa ulcerosa – scherzando sulla seconda parola richiamante un’ambiguità con il termine altotedesco strunz, sufficientemente chiaro nel senso – stronture
Dopo il famoso scorporo, nell’euforia del rinnovamento, ci pensò Bassanini a rinnovare aprendo le strade alle schiere dei colonizzatori amministrativi e tecnici e ai politici di seconda generazione. Dico di seconda, perché coltivati in provetta nella Seconda Repubblica di ascendenza dipietrana.
Come vedete, l’Ente Inutile – cioè la Provincia –, che non sarà mai abolito (e sennò dove si mandato a svernare le mandrie dei politici italiani o di primo pelo o in dismissione?), consuma un milione e mezzo di euro (più di tre miliardi di lire all’anno) per i funzionari (grande invenzione bassaniniana) e mezzo milione (un miliardo di lire) per i politici (giunte e consiglio).
Moltiplicate queste cifre per 5, per 10, per 15 e così via. E fate un pellegrinaggio a Lourdes per chiedere il miracolo del ritorno alla cara, vecchia Prima Repubblica dei ladri – il che sarebbe sempre un taumaturgico risparmio e, in quanto tale, guadagno.
Quanta strada da quando le sinistre del socialismo reale, con la solenne frase ma il discorso è un altro e sta a monte, propagandavano l’uguaglianza delle arti e dei mestieri e, sull’onda della Grande Madre Russia, stringevano la forbice fra lo spazzino e il dirigente intonando l’Internazionale socialista!

Ecco il risultato. Non ci resta che piangere.

e.b. blogger
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[Mercoledì 13 luglio 2011]

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