mercoledì 25 maggio 2011

INCENERITORE. IL COMITATO PER LA CHIUSURA CHIARISCE



PISTOIA-PIANA. Pubblichiamo un intervento del comitato per la chiusura dell’inceneritore di Montale, composto da un comunicato stampa e da un contributo che l’organismo stesso ha inoltrato alla Provincia in occasione della riunione della Commissione Ambiente di ieri, 24 maggio.


Il comitato per la chiusura dell’inceneritore di Montale che è stato presente il 24 maggio, alla Commissione Ambiente della Provincia, ha presentato un contributo alla trasparenza sulla situazione sanitaria, ambientale e sulla gestione dell’inceneritore di Montale.
Questo contributo è stato redatto sulla base di quanto la commissione ha esaminato nelle precedenti sedute, relativamente ai ripetuti superamenti del valore limite di attenzione per la diossina a partire dal dicembre dello scorso anno.
Il comitato fa due precisazioni ed esprime alcune domande.
Le precisazioni sono relative:
  1. alla presunta garanzia sanitaria del valore limite di attenzione, ricordando come l’ASL avesse originariamente richiesto un valore limite tassativo più basso rispetto ai 100 picogrammi per metro cubo, in analogia con quanto già previsto per alcuni inceneritori dell’Emilia Romagna, e che pertanto in varie occasioni all’inizio di quest’anno, quel limite sanitario sarebbe stato superato se la richiesta originale dell’ASL fosse stata fatta propria dalla Provincia, che invece, a suo tempo la contestò;
  2. sul fatto che i limiti tassativi previsti dalla normativa per la diossina, pari a 100 picogrammi per metro cubo, non sono soddisfacenti a garantire la popolazione, questo sulla base delle indicazioni europee, dei dati scientifici più recenti, e dell’inquinamento già rilevato sul territorio della Piana pistoiese e pratese.
Il comitato ha poi rivolto alcune domande su un atteggiamento che sembra di collaborazione, se non di vera e propria consulenza, da parte di uffici pubblici deputati al controllo nei confronti di questo impianto, fornendo circostanze precise e chiedendo se lo stesso atteggiamento viene seguito da parte di ARPAT e Provincia anche nei confronti di tutti gli altri impianti soggetti al loro controllo.

Ed ecco il documento inoltrato.

Al Presidente del Consiglio Provinciale
e al Presidente della IV Commissione Ambiente
Dott. Marco Biagini
Provincia di Pistoia
51100 PISTOIA

OGGETTO: contributo informativo alla sessione della IV commissione prevista per il prossimo 24 Maggio ore 15.00.

Compongo la presente su incarico del Comitato per la Chiusura dell’Inceneritore di Montale, e vengo a ringraziare per il tempestivo invito alla prossima sessione del 24 c.m. che ci permetterà di presenziare con i nostri associati alla sessione della Commissione in parola.
Per questo motivo, anche avendo avuto modo di udire le precedenti commissioni Ambiente del 18 febbraio e 4 Aprile, ci proponiamo di sottoporre un nostro contributo ai lavori della Commissione IV.
Come Comitato per la Chiusura dell’Inceneritore di Montale sentiamo il dovere di trasmettere questa nota ai Rappresentanti del Cittadini al fine di contribuire alla dovuta trasparenza sulla situazione sanitaria, ambientale e gestionale dell’inceneritore di Montale prendendo come riferimento alcuni aspetti trattati nel corso di quelle riunioni che dovevano chiarire l’operato degli Organi di controlli e degli uffici della Provincia a seguito dei ripetuti superamenti dei valore limite di attenzione previsto per la diossina dall’Autorizzazione scaturiti dal secondo controllo annuale effettuato da ARPAT nel corso del 2010.
Nel corso di queste riunioni sono state fatte alcune affermazioni su tre punti cruciali che riteniamo siano utile chiarire in modo più adeguato:
1. Sul fatto che il valore limite di attenzione per la diossina previsto dall’Autorizzazione all’esercizio dell’inceneritore di Montale sia il massimo dal punto di vista delle garanzie sanitarie ed ambientali, fatto affermato dai responsabili di ASL, ARPAT e Provincia.
2. Sul fatto che i limiti tassativi previsti dalla normativa per la diossina, pari a 100 picogrammi per metro cubo siano di per sé, sulla base dei dati scientifici più recenti, e sulla base dell’inquinamento già rilevato sul territorio della Piana pistoiese e pratese, soddisfacenti a garantire la popolazione.
3. Sul fatto che si siano rispettate, in questa occasione in modo puntuale le normative, regionali, italiane ed europee, in materia ambientale.
Primo punto, sulla supposta “massima garanzia” dal punto di vista sanitario del valore limite di attenzione, previsto per la diossina per l’inceneritore quando fu potenziato per bruciare 150 tonnellate di rifiuti il giorno, vantata da ASL, ARPAT e Provincia, si ricorda che l’ASL aveva originariamente espresso parere negativo a tale ampliamento in quanto, tenuto conto che il problema principale degli inquinanti dannosi per la salute è la quantità effettiva che va a finire nel territorio e quindi nella catena alimentare, aveva richiesto che la quantità della diossina che l’inceneritore poteva emettere, nella versione potenziata, non doveva superare quella della situazione precedente.
Se si fosse seguito questo criterio, che era stato espresso dall’organo collegiale dell’ASL preposto ai pareri igienici sanitari, che rappresenta tutte le necessarie professionalità sanitarie, e che era stato seguito per il potenziamento dell’inceneritore di Modena e per quello di Forlì, la fissazione di valori limiti tassativi per la diossina sarebbe stato posto ad un livello inferiore ai 100 picogrammi per metro cubo.
A questa originale richiesta dell’ASL, l’ARPAT contrappose il “valore d’attenzione” dei 50 picogrammi che non venne ritenuto adeguato dall’ASL nella Conferenza dei Servizi del 2008 che doveva approvare il potenziamento a 150 tonnellate il giorno, tanto che la Provincia, per evitare di seguire la richiesta originale dell’ASL, ricorse alla Presidenza del Consiglio dei ministri, e fu proprio alla vigilia della seduta della riunione, che si doveva svolgere a Roma, che il dott. Gabbrielli modificò la richiesta originale del suo Ente e ritenne, con suo personale giudizio, il “valore di attenzione” adeguato a tutelare la salute.
Tutto questo è stato pubblicato e pertanto ci stupiamo che non sembra essere noto ai responsabili degli Uffici pubblici ed ai Rappresentanti dei Cittadini.
A questo punto, stante il rilevamento di valori della diossina di 87 ed 81 picogrammi (che diventano 121 e 113 picogrammi sommando il limite d’incertezza), che probabilmente sarebbero stati superiori al limite tassavo originariamente richiesto dall’ASL a tutela della salute umana, ci sembra legittimo mettere in dubbio le rassicurazioni sanitarie del dott. Gabbrielli, stimatissimo veterinario dirigente dell’ASL.
Sul secondo punto, relativo all’adeguatezza del limiti previsti dalla normativa per la diossina a tutela della salute umana, ricordiamo che già dieci anni fa la Strategia della Comunità Europea (http://eur-lex.europa.eu/LexUriServ/LexUriServ.do?uri=COM:2001:0593:FIN:IT:PDF) riteneva necessario la riduzione dei “volumi complessivi delle emissioni di diossine e PCB derivanti da fonti antropogeniche in misura continuativa e graduale e, laddove possibile, giungere alla loro eliminazione”, e richiedeva, per quanto riguarda gli alimenti “un monitoraggio costante della presenza di diossine e PCB” e che “qualora si constati un aumento anomalo dei livelli di questi composti bisogna identificare le fonti e/o le vie di contaminazione; una volta raggiunta questa fase occorre poi determinare e applicare opportune misure per prevenire o ridurre la contaminazione da tali fonti”, questo documento mentre lamentava che “ciò che manca fondamentalmente è un approccio sistematico al problema” concludeva che ”occorre intervenire prontamente per ridurre ulteriormente le emissioni di tali sostanze e prevenire gli effetti negativi che le diossine e i PCB esercitano sull’ambiente e sulla salute umana”.
Ricordiamo che da questo documento sono scaturite le normative europee, a partire da quella che ha fissato il limite dei 100 picogrammi per metro cubo per le emissioni delle sole diossine degli inceneritori, valore che non tiene però conto dei PCB, che già dal 1998 l’Organizzazione Mondiale della Sanità aveva previsto che si dovevano sommare, per quota parte, nel calcolo della sua tossicità equivalente; e quella che ha stabilito i limiti per diversi prodotti destinati all’alimentazione umana, come carne, latte e pesce, che invece tiene conto anche del contributo dei PCB e che sono stati superati numerose volte nelle analisi di campioni provenienti dall’area di ricaduta dell’inceneritore di Montale a dimostrazione di una rilevante contaminazione di questo territorio.
A tale proposito si fa presente che episodi di contaminazione nella carne e nel latte, con valori di diossine e PCB superiori ai limiti della normativa europea, si sono avuti solo poche volte in Italia; a Brescia, Taranto, in Campania, a Porto Marghera, ad Agliana, Montale, Pistoia e Montemurlo, e più recentemente, a Forlì.
Per quanto riguarda la salute umana facciamo presente che sono numerose le conoscenze acquisite sui danni causati dagli inceneritori e dalla diossina, come si può leggere anche dal recente documento della dott.ssa Patrizia Gentilini pubblicato nell’ultimo bollettino dell’Ordine dei Medici di Pistoia.
Sul terzo punto rileviamo come sia abbastanza curioso l’atteggiamento di collaborazione, se non di vera e propria consulenza, da parte di uffici pubblici deputati al controllo nei confronti di questo impianto.
Prima si sono ritardate da parte di ARPAT la trasmissione dei risultati superiori ai limiti autorizzativi (previsti dalla normativa regionale nel termine tassativo di 15 giorni).
Dopo, una volta che il gestore aveva dichiarato di avere eseguito tutte le procedure previste, e che era pronto a far ripartire la linea, ARPAT e Provincia invece di eseguire tempestivamente i controlli analitici, suggeriscono, anche in modo informale, altre procedure, mentre in questi casi e la legge prevedrebbe richieste formali dopo sanzioni amministrative.
Perché la Provincia a fronte di numerose segnalazioni di violazioni di legge da parte di ARPAT, di ASL e di Cittadini, non ha provveduto a sanzionare tempestivamente il gestore dell’impianto, mentre sembra invece aver fornito soprattutto collaborazione e consulenza al gestore?
Questa collaborazione e consulenza da parte degli Organi di controllo è prevista dalla normativa ambientale?
Lo stesso atteggiamento di collaborazione e consulenza viene usualmente seguito da parte di ARPAT e Provincia anche nei confronti di tutti gli altri impianti soggetti al loro controllo?

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[Mercoledì 25 maggio 2011]

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