lunedì 4 febbraio 2013

ENRICO BINI E UNA ‘ROSA ROSA’


di LUIGI SCARDIGLI

PISTOIA. Viaggia contromano, soprattutto controtempo, Enrico Bini. Lo dico perché dopo aver ascoltato, ore ed ore, il suo Cd, Una rosa rosa, che presenterà ufficialmente domenica 3 marzo al piccolo Teatro Bolognini, a Pistoia, ho ricevuto, via mail, la copertina del cofanetto, con grafiche e nomi dei sessionisti.
Ha anche provato a spiegarmelo, il suo lavoro, Enrico, concludendo le poche righe con l’annuncio che nel giro di qualche anno uscirà il suo terzo lavoro (il primo è Fine pena mai) che si intitolerà Io mi chiamo Enrico.

Sono partito da questo dato, che parrebbe irrisorio, per cercare di capire e addirittura comunicarvi quali sensazioni possa lasciare l’ascolto del nuovo lavoro di Enrico Bini. Gli curerei volentieri un video, di questo Cd, scegliendo, a caso, una delle 11 tracce che sono presenti all’interno e lo ambienterei con una location minimale e minimalista. Quattro poltrone in paglia, sfilacciate, rese piacevoli e addomesticabili da morbidi cuscini sulle quali siedono, come nel quarto di copertina, Enrico Bini (chitarra e voce), Daniele Nesi (basso e contrabbasso), Carlos Alberto Perez (percussioni) e Giacomo Lauria (tastiere), che sono gli artefici, insieme ad altri musicisti, della registrazione.
Le quattro poltrone le disporrei, a mezza luna, attorno ad un tavolino basso di legno, sul quale giacciono, vivi, ma in pace e senza alcuna propensione alla belligeranza, quattro calici nei quali è già stato ripetutamente versato del Sassicaia; il tavolino lo disporrei asimmetricamente rispetto alle poltrone e lo porrei a debita distanza da un camino nel quale bruciano, scoppiettando, legni di quercia e faggio. Le telecamere sarebbero cinque e l’intero video giocherebbe su alcuni piani fissi dall’alto e su alcuni giochi incrociati di primi piani, dai quali si evincerebbe il gusto ameno della conversazione, ma non il suo significato.
Bene, Una rosa rosa è davvero una piacevole degustazione musicale dove la poesia non conduce in alcun posto se non in quello dove si vorrebbe andare prima di iniziare ad ascoltarlo. La copertura musicale è una serena e paradossale colonna sonora sorretta, con la grazia e il disincanto, oltre che dai musicisti citati nel video che non si farà mai, anche da Janko al basso, Paolo Scali ai fiati, Mario Marmugi alla batteria, Silvano Borsi alla fisarmonica e Silvia Nerozzi alle voci.
Non vi aspettate nulla di nuovo, dall’ascolto di questo lavoro, ma dopo averlo sentito questo Cd sarete propensi a metterlo al suo posto nella raccolta che custodite in sala, tra i libri e i Dvd. E se no avrete seguito, nel vostro puzzle mnemonico, ordini alfabetici o cronologici, vi consiglierei di mettere Una rosa rosa tra Fabrizio De André e Jimmi Fontana. Così, quando vorrete ascoltare qualcosa che esula da metriche discografiche senza avere la presunzione di voler insegnare qualcosa a qualcuno, tirate fuori ancora una volta Una rosa rosa: fatelo con una certa solerzia, però, perché conoscendo Enrico non è da escludere che il terzo conosca la luce molto prima di quanto lui stesso abbia pronosticato.
No, non soffre ansie prestazionali, Enrico Bini, ha solo uno splendido rapporto con se stesso e con la gente che gli gravita attorno ed è per questo che raccoglie, sistematicamente, piccoli e confortanti incoraggiamenti, quelli che fanno sì che la sua musica e le sue poesie, care e delicate, affatto uniche, men che mai provvidenziali, non si facciano dimenticare.

Cliccare sull’immagine per ingrandirla.
[Lunedì 4 febbraio 2013 | 10:37 - © Quarrata/news]

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