mercoledì 13 febbraio 2013

UNA MISERICORDIA INDEMOCRATICA E CHE RISPONDE SOLO CON LE MINACCE

di EDOARDO BIANCHINI

Non sarà una diffida di Artioli a fermare la verità Ma la rimessa non si ferma a 350mila euro soltanto

AGLIANA. Quando cominciai a fare il mestiere di giornalista, lo sapevo bene che sarei andato incontro a qualche problema: eppure la ricerca della verità e il sentimento della necessità di far luce anche per gli altri (che sono le regole che guidano ogni giornalista vero) mi confortarono nelle mie scelte.
Pochi sanno, ad Agliana, che per anni (dal 90 al 94), quando hanno letto la pagina del Tirreno, la hanno letta fatta da me e realizzata da ragazzi che erano straordinari, per capacità e impegno: fra gli aglianesi, c’erano Fabio Tonioni, Irene Bagni e suo fratello, che sotto di me hanno lavorato con instancabile entusiasmo e civile impegno.

Evidentemente non ho fatto in tempo a educare e a far capire alla gente di Quarrata-Montale-Agliana, che il vero giornalismo è quello che dà fastidio, è quello che dà noia, è quello che non necessariamente loda sempre e comunque: e la storia – squallidissima – della Misericordia di Agliana ne è, oggi, l’esempio più lampante e significativo.
Guidata da una direzione, che si è dimostrata arrogante, sprezzante e insensibile alla correttezza e alla trasparenza, incapace di comportarsi in maniera civile; con gruppo di testa di un Presidente Artioli che, per salvarsi, ha sparato addosso al suo Presidente-predecessore Barontini, questa Misericordia – che tutti dicono di amare così tanto, ma che molti meno rispettano, sia nella verità che in quei grandiosi volontari che spendono a gratis le loro umane forze e spesso anche dopo giorni di duro lavoro – è andata avanti per anni chiudendo le porte al tesseramento dei soci e riaprendole solo ora, in questi giorni, e solo perché questo blog, che dà noia a tutti, ha messo in crisi il sistema del silenzio e delle cose fatte in casa tra noantri.
Perché il tesseramento è rimasto blindato? Perché la Misericordia non fa vedere nemmeno il proprio Statuto? Perché ha fatto un’assemblea – il 25 gennaio – in cui ha disgustato tutti, facendo scappare a casa la gente normale, dato che a mezzanotte ancora non si intravedeva nessuna conclusione? Perché è stato impedito a Barontini di parlare e difendersi dalla accuse di Artioli? Belle domande e bellissima democrazia!
Fatevi queste domande, cari lettori. Poi chiedetevi quanta vera democrazia c’è all’interno di questa venerabile Confraternita: ma non certo per i volontari, di cui noi non abbiamo mai detto una parola che non fosse di lode.
Le cose non stanno così: né siamo pagati da nessuno, né c’è una lotta di potere come suggerisce Biancalani, che evidentemente non sa di cosa parla. E se lotta di potere c’è, è lotta del potere di Artioli.
A noi basta far vedere ciò che non va: è il nostro fine e il nostro dovere; è l’ora del ciò che non va, com’è l’ora della trasparenza assoluta e della correttezza a 360°.
E invece ecco Artioli che si sente diffamato perché abbiamo letto e spiegato in pubblico quel che si legge in sentenze di Tribunale passate in giudicato: sentenze per le quali Artioli dà di ubriaconi etilisti ai Giudici di Pistoia, stupidi come gli arbitri che vedono un gol sì e uno no – o simili stupidaggini.
È questo il suo concetto di verità e il suo concetto di buon nome della Misericordia: alla quale lui ha fatto perdere inutilmente 350 mila euro di spese inammissibili, salvo il resto per il suo fallimentare avvocato Rossetti (stavolta lo abbiamo scritto giusto?) e, in aggiunta, per il compenso dell’Ingegner Ortu, come direttore dei lavori, di cui vi parlerò meglio e più approfonditamente stasera.
Ed è così protervo, Artioli, nella sua intollerante superbia, che proprio oggi, in occasione della nostra vera assemblea al Teatro Moderno di Agliana, ci ha gratificato di una diffida avvocatesca perché lo abbiamo messo in cattiva luce: solo che i 350/500mila euro di danni alla Misericordia non glieli abbiamo fatti noi di Quarrata/news, ma lui, lui Corrado Artioli, e non Edoardo Bianchini o Alessandro Romiti. E provate a dire che non è vero, se vi riesce.
Crede, questo illuminato Presidente dei danni, di far paura a chi legge le sentenze inappellabili di un Tribunale? Crede di poterci costringere al silenzio come fossimo in mezzo alla mafia cinese?
Ebbene, se crede questo, Artioli sbaglia e di grosso: perché parlare è un nostro diritto costituzionalmente protetto e continueremo a farlo senza tanti problemi e, soprattutto, senza tremare.
È da qui che si riconoscono gli uomini liberi. Alla stampa e al giornalismo non possono e non devono fare paura né le minacce né tutte le fregnacce che Artioli (come abbiamo scritto anche ieri, preannunciandovi che già sapevamo che ci avrebbe minacciato per avvocato) ha sparso in giro su di noi e contro di noi in maniera tutt’altro che onorevole.
I cittadini e le autorità di Agliana possono continuare a prediligere Artioli e a sostenerlo a prescindere dai suoi scarsi risultati di saggia amministrazione: che non sono una invenzione, ma una serie di sentenze ormai immutabili. E possono anche presentarlo come candidato a Sindaco al prossimo giro.
Ognuno è governato dai governati che si sceglie. Noi abbiamo messo a nudo la situazione; abbiamo narrato una verità vera e oggettiva. Il nostro compito è finito.
Se poi c’è chi vuole impiccarsi, sappia che la corda la vendono in mesticheria. E che non costa neppure tanto.
Un’ultima domanda: ma Artioli gode a farsi spennare dagli avvocati…?

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[Mercoledì 13 febbraio 2013 | 18:02 - © Quarrata/news]

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