martedì 18 gennaio 2011

MA PER FAVORE, BASTA COSÌ!


Ed eccoci alla farsa all’italiana.
Sembra in uno di quei filmetti-commedia degli anni 60-70, con il pretore, l’imputato e una folla scompisciata e disordinata di gente in aula che sta a sentire (lo ricordate?) le bravate di un Alberto Sordi che viene portato dentro perché sorpreso nudo a fare il bagno in qualche ansa di un Tevere allora assai più polito di quello di oggi.
Gli elementi sono tutti questi e ci sono tutti: offensori, offesi, pubblico, carabinieri, magistrato e cancelliere. Sorrisi da una parte e perplessità dall’altra.
Ma non è un film. È Pistoia, la città dei lunghi silenzi, dei panni sporchi da lavare in casa e dei nobili compromessi che, in ultimo, salvano – o almeno questo vorrebbero fare – capra e cavoli.
Stamattina Bardelli ride, mentre Bagnale resta perplesso e pensoso. E ha ragione: ci sono già tutte le avvisaglie per una nuova dichiarazione di guerra, di un nuovo conflitto.
Gli avvocati di Bardelli sono lì, già pronti a riproporre l’eccezione di competenza territoriale al tribunale di Roma, o a ricominciare da capo con la domanda di merito per riprendere possesso del regno e del trono da cui il presidente è stato cacciato in esilio.
È, insomma, un déjà vu in attesa di altri eventi che forse potranno esserci a marzo, quando l’assemblea dovrà tenersi e, sembra di capire, in forma plenaria: con i vecchi espulsi  e con i nuovi cooptati. Ma per allora Bardelli non ha promesso che farà tesserare un intero esercito di eccellenti? E basterà la sede Aias ad accoglierli tutti?
Dunque non ci sono problemi. E tutti terremo il fiato sospeso fino ad allora.
Molto più inquietante, invece, in tutta questa vicenda, la lettera di Edo Biagini indirizzata alle istituzioni pistoiesi, nelle persone di Berti e Fratoni.
Una lettera che, essendo pubblica e diffusa in pubblico, riportiamo anche noi, soprattutto perché apre uno scenario su cui sinora nessuno aveva esplicitamente posto né l’occhio né il naso, ma che, comunque – Bardelli o non Bardelli, istituzioni o non istituzioni –, andrà chiarito e sgombrato, come per la moglie di Cesare, da qualsiasi dubbio e sospetto, a riprova dell’assoluta correttezza dell’Homme qui rit, il presidente Bardelli, e dei suoi più stretti collaboratori.
Rileggetela con estrema attenzione perché i temi che affronta sono, e restano, di assoluta rilevanza e gravità.
Dice Biagini:

Egregio signor sindaco, gentile signor presidente, mi è stato riferito che alcune persone coinvolte nella vicenda Aias hanno fatto illazioni su un mio interesse a mettere le mani sull’Associazione. Desidero ribadire che non ho alcun interesse ad assicurarmi posti di sorta e che, anzi, non ho intenzione di candidarmi neppure ad esserne ancora socio... Sono stato volontario e consigliere Aias per anni, finché la gravità delle ragioni di dissenso rispetto all’ex presidente non hanno innescato le mie dimissioni. Le ragioni del mio dissenso risiedono nello stesso modo di intendere l’amministrazione di un ente non lucrativo... Fra le circostanze di dissenso emergevano fatti degni di essere chiariti. Fra questi, anche vicende di impropria commistione di rapporti economici tra Aias, Fondazione Maria Assunta in Cielo e Tvl, resa possibile dai ruoli svolti in tali ambiti dalla stessa persona. Altra questione che pone interrogativi: l’Aias di Pistoia ha effettuato mandati di pagamento per un miliardo e mezzo di lire, dal 1991 al 1995, a beneficio della società Pax et Justitia S.r.l. Quella società, posseduta dalla Fondazione e con amministratore l’ex presidente Aias, è stata proprietaria della villa di Marina di Massa utilizzata dalla stessa Aias. Grazie ad un finanziamento ipotecario concesso da Mps, nel 1991 Pax et Justitia acquisì liquidità per un miliardo di lire. Non comprendo quale necessità avesse quella società per ottenere dall’Aias ulteriore liquidità per un miliardo e mezzo nello spazio di appena 4 anni. Ancor meno comprendo come questi versamenti fossero giustificati talvolta come pagamento di rate del mutuo Pax et Justitia (per circa 669 milioni di lire, ripeto, solo in quegli anni) e talaltra come canoni di locazione dello stesso immobile di Marina di Massa (per ulteriori 720 milioni di lire), senza che risulti un regolare contratto di locazione. Non voglio aggiungere altro. Desidero invece augurare agli assistiti di poter portare ancora avanti l’Aias perseguendo sempre e solo l’interesse delle persone disabili.
Edo Biagini

Né Renzo Berti né Federica Fratoni, a cui la lettera è ufficialmente inviata, possono far finta di non vederne e di non saperne il contenuto.
Né, a questo punto, può fare altrettanto la procura di Pistoia, che non può limitarsi a chiudere gli occhi di fronte a una pubblica dichiarazione di un uomo che, dopo avere avuto le mani in pasta, chiede che si faccia luce sui rapporti poco chiari – stando al valore letterale delle sue parole – tra Bardelli-Aias, Bardelli-Tvl e Bardelli-Pax et Justitia, o (come dire?) il vertice trino di tre realtà parallele e, come sembrerebbe, strettamente interconnesse.
Interconnesse come e quanto non sta a noi dirlo. Ma qualcuno, che ne ha il potere e il dovere, dovrà farlo, perché tutti i cittadini, a questo punto, per pubblico interesse, hanno il sacrosanto diritto di conoscere ogni risvolto della vicenda e dei suoi apparenti o celati legami e fili annodati in più direzione.

E chi di dovere dovrà fare chiarezza piantandola una volta per tutte di cercare soluzioni alla pistoiese: cioè celiando, con una pacca sulla spalla, facendo finta di nulla e mandando a finire tutto a tarallucci e vino.

Quarrata/news
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