mercoledì 29 maggio 2013

BERTINELLI E LE SUE CONTINUE AMBIGUITÀ


di EDOARDO BIANCHINI

PISTOIA. Bertinelli convincerà i suoi fan e le sue pasionarie, ma non riesce a mettere nel sacco chi, come chi scrive, non solo viene dalla pubblica amministrazione – dove aveva ottenuto una idoneità alla dirigenza: di quelle vere di un tempo e non di quelle fasulle di oggi con le quali si creano e si distruggono vescovi e arcivescovi solo per meriti politici –, ma intorno ad essa è invecchiato e, a fianco, ha fatto della filologia uno strumento per capire il mondo e le parole degli uomini che, troppo spesso, parlano con lingua biforcuta.

ANCORA NUOVE RIVELAZIONI?

La solita vocina carbonara avvisa – sarà vero…? – che domattina potrebbero esserci nuove rivelazioni sul caso Pierotti-Bertinelli.
Una lettera sarebbe stata spedita (mi perdonino i colleghi) alla Nazione.
Altre considerazioni dovrebbero illuminarci su quella famosa ‘incomprensione’ poi ricomposta – come vorrebbe far credere il Palazzo.
Vedremo cosa uscirà – se uscirà – dal vaso di Pandora…
Ho letto e riletto con attenzione quello che compare nel testo pubblicato dalla Nazione e – dato che la lingua non mente – ho riscontrato qualche stonatura e varie incongruenze.
La vicenda Pierotti non è stata così indolore come si vuol far credere nelle parole buttate giù da segretari di camera e addetti stampa di sostegno a Bertinelli: essa è stata caratterizzata da tensioni e strappi con risvolti lancinanti: ben altra – insomma – da come il Palazzo la riporta e la descrive per il popolo.
Innanzitutto non c’è stata solo una passeggiata dinanzi alla Consigliera di Parità: c’è stato anche l’ingresso, nel bell’ufficio di Bertinelli, del Cug, l’organismo di controllo interno al Comune per le pari opportunità, e per chi avesse perso battuta, consigliamo di andarselo a rivedere nel post Sindaco o manager (ma in buona sostanza fragile).
In secondo luogo, alla testa di questo corteo del Cug si è trovata l’allora Assessore Lombardi – e volendo essere più o meno maligni alla Andreotti (o da «pettegole livorose», come direbbero altri), dopo che il Cug aveva fatto la sua comparsa, Bertinelli entrò “lievemente” in crisi, se è il caso di dar credito a un consigliere – di cui rispetteremo la privacy – che aveva udienza proprio subito dopo: una persona che trovò il Sindaco (dice) piuttosto confuso.
Più gravi, sotto il profilo della veridicità, sono le espressioni che seguono: «Il sindaco aveva infatti già previsto, con il decreto 202 del 10 dicembre 2012 e con il successivo decreto 21 del 9 febbraio 2013, la temporanea sostituzione della dottoressa Pierotti, per la sola durata della sua gravidanza, con una funzionaria indicata per il suo servizio e incaricata di posizione organizzativa dalla stessa dirigente».
Con queste parole la macchina comunale vorrebbe, forse, far credere che il Sindaco illuminatamente aveva concesso qualcosa alla Pierotti? Se lo pensa, si sbaglia di grosso: perché ciò che fu deciso nei citati decreti altro non era che un diritto garantito per legge; e pertanto una risposta di questo genere è una beffa all’intelligenza, almeno quella di coloro che sono in grado di capire: le parole non sono, quindi, solo inopportune, ma poggiano su una ghiaia di non-verità escusatoria assolutamente inaccettabile da parte di chiunque.
Ma la punta massima della forma senza sostanza la si attinge nel passo che segue: «Il sindaco, peraltro – si conclude dal Comune – aveva già espresso la sua posizione con una lettera, inviata alla dottoressa Pierotti il 28 gennaio, nella quale spiegava che, quando il 29 novembre, primo giorno di astensione anticipata della dirigente, aveva appreso la notizia della sua gravidanza, aveva ‘espresso nei suoi confronti i migliori auguri di ogni bene senza nascondere, al contempo, la viva preoccupazione per le implicazioni organizzative della sua prolungata, forzosa, assenza’».
Rileggetevi la lettera di Bertinelli, pubblicata qui. Ma poi fate bene attenzione a quello che il Sindaco ci scrive dentro, a quella lettera: «Non Le ho indirizzato direttamente i miei auguri, che spero Le siano giunti dalle stesse attendibili persone con le quali ha parlato, perché la sua nota mi è apparsa come una secca comunicazione di servizio».
Da una analisi testuale sia pur sommaria si rileva inequivocabilmente – scripta manent – che Bertinelli non ha proprio rivolto alcun augurio a nessuno, mentre ancora accusa la Pierotti di essere fredda nei suoi confronti («come una secca comunicazione di servizio»): non cerchi, dunque, il Palazzo, di accreditare una verginità che non solo non si evince, ma proprio non c’è.
Resta poi sempre il passo in cui Bertinelli scrive che «lo svolgimento di un incarico dirigenziale in un ente locale non possa essere disgiunto da spirito di servizio e senso civico, indispensabili per la cura degli interessi pubblici».
E a questo non credo ci sia altro da aggiungere, almeno per chi è capace di intendere, che l’espressione equivale a dire: «te ne vai e ci lasci nei guai perché non hai (o hai poco) spirito di servizio e senso civico».
La difesa pubblicata dalla Nazione, dunque, è inaccettabile perché infondata. Non è una difesa: è un autogol.

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[Mercoledì 29 maggio 2013 | 20:34 - © Quarrata/news]

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