sabato 7 dicembre 2013

UN VECCHIO E IMBIANCATO RE LEAR


di LUIGI SCARDIGLI

Non lascia il segno il riadattamento shakespeariano di Gianfranco Pedullà

PISTOIA. Si sono dimenticati di spalancare le finestre del teatro Manzoni, due settimane fa. Nello stabile di Corso Gramsci, a Pistoia, ieri sera, circolava ancora, intenso, l’odore acre di Filippo Timi e del suo devastato Don Giovanni, e Giusi Merli, una discutibilissima Re Lear, non ha saputo sopraffarlo.

Ma anche senza un precedente così scomodo e ingombrante come quello imposto dall’incontenibile folletto umbro, questo Re Lear somiglia maledettamente a tutte le decine di migliaia di rappresentazioni che lo hanno preceduto, senza una vena di follia, né una brusca deviazione dal seminato. Sì, certo, il sottotitolo, il passaggio delle generazioni e un epilogo cruento e incestuoso, qualcosa hanno provato ad aggiungerlo al molosso intellettuale inglese, ma il tentativo è apparso sterile, goffo e soprattutto terribilmente strutturato, una precisione ritmica e scenografica di cui, gli amanti del teatro, che non sono gli abbonati, non ne sentono alcuna mancanza, se omessa, dimenticata, cancellata.
Perché è oggettivamente inutile, rischioso e dispendioso oltre ogni ragionevole sforzo mettersi all’anima di rivisitare un mostro sacro come Shakespeare, a patto che non ci si metta in testa di provare e scarnificarlo, rovesciarlo, invertirne i poli, i fattori, con il risultato, più teatrale che matematico e fisico, che tutto torni al suo posto, senza che nessuno si permetta di invertirne la rotta: il punto di partenza e di arrivo, per rispetto e verità, non possono cambiare; occorre invece usare altri mezzi di comunicazione, perché è la comunicazione ad essere cambiata e anche in modo innaturale, violento e a velocità supersonica.
Indietro, insomma, tanto a teatro come altrove, non credo che ci venga data l’opportunità di tornare: si può ripristinare il baratto per combattere un’economia spudoratamente profit; si possono lasciare le macchine nei garage e servirsi delle biciclette per ridurre i gas di scarico e risparmiare, ma non si può tenere in vita, con gli stessi presupposti con i quali è nata, un’opera maledettamente datata. L’universalità del Re Lear non ha bisogno alcuno di altri timbri, ulteriori vidimazioni: c’è e lì resterà nel tempo, nella vanità dell’onnipotenza, nella perfidia dell’opportunismo, nell’ironia della sorte che regola, nonostante tutto, le umane vicende.
Gianfranco Pedullà, inoltre, che vanta il merito, non certo comune, di dirigere un laboratorio artistico all’interno della Casa Circondariale di Pistoia, ha tutte le carte, per nulla in regola, per passare una mano di vernice su un’opera intoccabile, fingendo di averla decomposta e rovinata per sempre, per poi tranquillizzare tutti con la formula degli incantatori, un voilà che farebbe tirare un respiro di sollievo ai vecchi adulatori e regalerebbe un robusto sorriso ai nuovi spettatori.

Cliccare sull’immagine per ingrandirla.
Foto di Luigi Scardigli.
[Sabato 7 dicembre 2013 | 10:45 - © Quarrata/news]

Nessun commento:

Posta un commento

MODERAZIONE DEI COMMENTI

Per evitare l’inserimento di spam e improprie intromissioni, siamo costretti, da oggi 14 febbraio 2013, a introdurre la moderazione dei commenti.
Siamo dispiaciuti per i nostri lettori, ma tutto ciò che scriveranno sarà pubblicato solo dopo una verifica che escluda qualsiasi implicazione di carattere offensivo e penale nei loro interventi.
Grazie.