sabato 23 novembre 2013

IRRESISTIBILE DON GIOVANNI


di LUIGI SCARDIGLI

Un Filippo Timi spaziale incanta il teatro Manzoni

PISTOIA. Somiglia vagamente Jean Maria Volonté, Filippo Timi, tanto che potrebbe indossare gli abiti del Gringo in un remake leoniano. E anche un po’ Javier Bardem e per questo potrebbe essere un altro serial killer in un qualsiasi paese non adatto ai vecchi. Di sicuro ha studiato Carmelo Bene, Vittorio Gassmann e Demetrio Stratos, deve essere amico di Alessandro Bergonzoni, stimatore di Roberto Benigni e, oltre ogni ragionevole contraddizione, è davvero una delle cose nuove del teatro italiano che merita seguire da vicino.

Ieri sera, al Teatro di Pistoia, nella prima delle tre rappresentazioni del Don Giovanni, ha letteralmente sconvolto, otre che i piani sintattici dell’opera, anche e soprattutto la leggera consuetudine di ridere del popolo manzoniano, aprendo finalmente e, mettendola sarcasticamente alla berlina, la scatola dei luoghi comuni. Senza però fare il minimo torto alla storia: è sufficiente ricontestualizzare gli avvenimenti, così come Caetano Veloso sostiene per la musica che basti rileggerla, visto che è già stata scritta tutta. Non a caso, il sottotitolo dell’opera, da lui diretta e interpretata in compagnia di uno stuolo di comprimari eccellenti, recita vivere è un abuso, mai un diritto, un’apparente minima che è una indiscutibile massima e che incarna, con spietatezza, il lento incedere esistenziale, ricco di menzogne e paure, timori e ritorsioni, macigni dai quali è opportuno liberarsi riconoscendo le nostre voglie e, possibilmente, consumandole fino in fondo.
Certo, Filippo Timi se lo può permettere, visto e considerato che lui è davvero un dongiovanni, ulteriormente istigato ad esagerare, a delinquere, soprattutto alla luce del consulto medico che ha avuto in adolescenza - ma forse si è trattato solo di una vecchia cartomante rom -, che gli ha predetto un’improvvisa interruzione fulminante. Filippo Timi ha così deciso di spingere fino in fondo il piede sull’acceleratore, portando con sé l’umanità tutta e concedendo a questa l’impagabile opportunità di non pentirsi. Le sue preghiere sono quanto di più commovente si possa laicamente imprecare; il suo rosario è una sfilza di irriverenze e surrealismi, perché, sempre da bambino, una maga o chissà, una fata, devono avergli portato in dono, la notte di un Natale, un invisibile tapis roulant con il quale lui riesce a fare continuamente avanti e indietro tra il camerino e la strada, passando, naturalmente, dal palcoscenico, senza il minimo sforzo, dove porta se stesso e la sua vita, che è, senza meno, una reincarnazione filosofica di un pensatore debole, ma sicuro, delle proprie illazioni.
Per questo, a Ridi pagliaccio, si può tranquillamente abbinare un pezzo dub, passare dalla rapsodia boema dei Queen e concedere l’onore della chiusa alla retorica di Renato Zero. Anche perché, Filippo Timi, sa cantare, e a cappella, ballare, bene, alla stregua di uno dei tanti impasticcati della riviera romagnola il sabato sera, senza distinzione di sesso, età, piaceri. Così come ha scarnificato prima l’Amleto e poi Giulietta e Romeo, ora il talento umbro si è messo all’anima di sberlinare e sverniciare, lungo la statale Romea, possibilmente di notte e con gli autovelox fuori uso, addirittura Mozart o Strauss, scegliete voi, per dare al suo dongiovanni un’identità universale, che non smetterà mai, comunque giri e vada il mondo, di privilegiare il piacere.
A rendere tutto molto suggestivo, una scenografia (sua) e dei costumi (Flavio Zambernardi e Lawrence Steele) estremi, esasperatamente barocchi, con incursioni dialettali memorabili e un intricante gioco luminoso (Gigi Saccomandi) di contrappesi, tutto condito dalla sapienza costruttiva e recitativa di Filippo Timi e dei suoi colleghi di palcoscenico; Fulvio Accogli, Matteo De Blasio, Roberto Laureri, Elena Lietti, Lucia Mascino, Umberto Petranca e Alexandre Styker, citati in ordine alfabetico, l’unico ordine, forse, che non si può sovvertire.
Stasera, alle ore 21, la prima replica, alla quale seguirà la seconda e ultima domani pomeriggio, ore 16. 
Oggi, alle ore 17, Filippo Timi e tutto il cast si ritroveranno alla Biblioteca San Giorgio per un altro bagno popolare di folla, quella che lo acclamerà a prescindere, a prescindere, purtroppo, dalla sua inimitabile vena artistica, che per un attimo, ma forse anche per un tempo più prolungato, verrà risucchiata dalla sua bellezza, quella di un dongiovanni con il coraggio di piacere.
E piacersi.

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Foto di Luigi Scardigli.
[Sabato 23 novembre 2013 | 07:30 - © Quarrata/news]

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