sabato 4 febbraio 2012

IL MIO SALUTO A WANDA TUCI MANNORI


PISTOIA. I due giornali locali hanno parlato di lei – dicendo che ci ha lasciato e che oggi riceverà l’ultimo saluto in San Paolo – facendo intervenire direttamente e indirettamente alcuni dei suoi allievi.
Il miglior profilo, credo, lo ha tracciato la professoressa Francesca Iovi, parlando della sua durezza sulla Nazione.
In effetti Wanda era una donna dura, in tutti i sensi.

Ma in primo luogo – e qui sta la grandezza per la quale io la devo e la voglio ricordare – era dura con se stessa, ferrea, intransigente: come lo sono solo le grandi persone morali.
Ne parlo da ragazzo che lei esaminò a latino in quello che fu l’ultimo esame di passaggio dal ginnasio al liceo (1964); ne parlo da figlio di un suo compagno di elementari; ne parlo da collega, perché ho insegnato con lei nella sezione B del liceo Forteguerri fino al momento della sua pensione; e, infine, ne parlo da amico.
Non grande frequentatore della sua casa, ma sempre vivo nel suo pensiero e nella sua stima, la professoressa, la collega e l’amica, si compiaceva di dirmi, spesso, che il mio scrivere latino era come quello di un Pascoli: un usare quella lingua antica con tutti i richiami e sensi moderni e decadenti; uno scrivere, cioè, in una lingua mia e a mia misura fatta.
Mi unisco alla famiglia che piange e al suo dolore.
La ricordo, alla famiglia e a tutti, con una foto insolita che – ottenuta grazie a Laura Caiani Giannini – la riporta in altri tempi e altre dimensioni, nella classe che Wanda frequentava con mio padre.

Sit tibi terra levis.
Edoardo Bianchini
Cliccare sull’immagine per ingrandirla.
[Sabato 4 febbraio 2012 – © Quarrata/news 2011]

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