giovedì 1 agosto 2013

CITTÀ DI CARTONE


di EDOARDO BIANCHINI

L’affare Uniser come in un film misto da Cartoonia a Pistoonia

PISTOIA. Qualche anno fa, un amico, per una casa editrice di nuova fondazione (casa che poi non vide mai davvero la luce), aveva progettato di scrivere un lavoro antologico dal titolo significativo: Uomini di carta. Montale, il poeta e non il paese di Scatragli, avrebbe detto di pura inesistenza: individui che, pur esistendo, sono delle sostanziali agnizioni o fantasime senza corpo.
Questa immagine mi torna alla mente mentre leggo il lavoro di Simone Trinci, sulla Nazione di oggi, riguardo a Uniser. E la metafora che mi si sviluppa è proprio quella di uomini di carta, ma in una – ovviamente – città di cartone.

Pistoia è una città di cartone: non esiste, è solo facciata, è solo la realtà di un lungometraggio che rammenta – fin troppo da vicino – quel coso (non riesco a definirlo veramente film…) che si intitola Chi ha incastrato Roger Rabbit (Who Framed Roger Rabbit), dove la sfalsatura su due piani, la realtà e il cartoon, sembra delineare questo continuo interscambio che domina a Pistoia, una specie di canale digitale terrestre sullo stile di Cartoonito, in cui nessuno sa mai se sia più fantasia la realtà o realtà la fantasia, un po’ alla maniera di Gigi Marzullo.
Se penso che sono su questa lunghezza d’onda dal 1967, quando cominciai a scrivere per La Nazione, e se rivedo i chilometri di strada che mi sono ormai lasciato alle spalle, mi prende la paura del vuoto, il disgusto per il presente e, al tempo stesso, la voglia di levarmi di torno: cosa che non farò per non gratificare troppo molti uomini di carta e perché uno fuori delle righe e non allineato fa sempre bene alla salute, sia pure di una Cartoonia.
Volete che vi citi alcuni esempi di quello che in Roger Rabbit verrebbe definito realtà da Cartoonia?
Bene: pensate al progetto del bacino del Reno, o a quello della (ri)ferrovia Pracchia-Abetone e – per arrivare ai giorni nostri – al mirabolante ponte di Calatrava, che avrebbe dovuto passare sui tetti della città partendo dalla stazione e finendo direttamente in piazza Duomo, laddove tutta Cartoonia si coagula e si autoriproduce nel progetto espansivo dei vari poteri, da quello economico-finanziario a quello politico-civile, a quello giudiziario. Insomma, il vero centro del bosone di Dio da cui nasce e si distrugge ogni materia cartooniacea locale e – probabilmente – … anche ultra.
Qui, in questa Cartoonia – e fo un elogio al Consiglio Provinciale, aggiungendo, però: sempre troppo tardi! –, fu creato un mito di carta, quello dell’Università di Pistoia, che non poteva che essere, anch’esso, un cartoon alla Wile E. Coyote (noto anche come Willy o Willie), tale da dover finire miseramente, come sta accadendo, nell’acido (la Salamoia del Giudice Morton) che distrugge il mondo di Roger Rabbit.
Qui fu inventata la formula per dare a intendere ai giovani che il futuro sarebbe passato da una delle città più vecchie (di mentalità, intendo dire) della storia d’Italia: dominata da sempre dal monoconcetto di deposito bancario come fonte di sicurezza e di progresso, secondo un’ottica agro-colona che ha tolto alla città possibilità di sviluppi e ampio respiro. Non per niente Pistoonia è stata per decenni (anche se oggi non so) una delle città con il fenomeno anomalo più alto di «depositi in banca».
In pratica – e per farla capire in tre battute – tutti i poteri di Pistoia hanno fatto credere ai sensali della Loggia dei Mercanti che, in questo quasi impercettibile puntino sulla carta geografica, ci sarebbe stata la nuova terra promessa, la Palestina di Mosè: e i poteri di secondo piano (la politica?) sono partiti in tromba, alla grande, creando l’increabile, la Dolly-pecora clonazione dell’UniFi.
Ve lo immaginate? Il risultato è stato quello di aiutare qualcuno a fare carriera, di illuderne molti altri con una Laurea in Scienze del Turismo (ma dove, in una Pistoonia che di turismo non sa un fico secco e non ha mai visto un turista nemmeno per caso?) che non è servita a nulla, e di far fare un buon affare al solito povero ‘servo dei servi’ (come si definisce lui stesso, quando spiega il suo concetto di Politica e Vangelo a casa di don Firindelli) che, imperante da quasi mezzo secolo prima in Caripit e poi in Fondazione Caripit, ha finito per fare, lui solo, un affare coi fiocchi: comprando un immobile al modico prezzo di una girata di cappello, meno di 500 € al metroquadro.
E questa non è una città di cartone?

[Questo intervento è pubblicato come espressione di libera critica ex art. 21 Cost.]

Cliccare sull’immagine per ingrandirla.
[Giovedì 1° agosto 2013 | 11:21 - © Quarrata/news]

1 commento:

  1. Bianchini, forse Lei dimentica che Pistoia è stata la patria del compromesso storico! Questa è storia vera ed i vari" tenutari" dell'attuale potere sono i suoi figli, dall'Ivano al Luigi Egidio.Con dobloni nostri e non loro.
    Se mi autorizza a scrivere questa storia, sono disponibile.
    Grazie per lo spezzato di storia locale, anche se Lei è un cattivo e di conseguenza destinato ad andare in Paradiso!

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