domenica 13 febbraio 2011

DIETRO FRONT DI PUBLIACQUA? È UNO SCHIFO LO STESSO


PISTOIA. Non è affatto una vittoria quella che Fabio Calamati, dal Tirreno, ci propone stamattina. È solo un palliativo. Il vicecaposervizio di Pistoia scrive:
«Publiacqua cambia rotta sulle cauzioni. Chi non può o non vuole pagare la bolletta dell’acqua col conto in banca o con quello postale, non dovrà più versare un deposito di circa 100 euro, ma se negli ultimi tre anni ha pagato puntualmente, sarà chiamato a versare circa 36 euro, cioè l’equivalente di due mesi di consumo. Il deposito raddoppierà per chi ha ritardato un pagamento e a 6 mesi (importo oltre 100 euro) solo per chi ne ha ritardati due o più».
Ma perché chi è sempre stato in regola e non ha mai tardato, deve comunque pagare 36 euro? Non vi sembra una soluzione alla catto-italiana, con un nobile compromesso che, comunque, succhia 70mila delle vecchie lire alla gente? Si cerca ad ogni modo di fare cassa, non c’è dubbio.
Questo, dunque, non basta a far giustizia dell’arroganza e della sopraffazione dell’azienda-acqua ai danni degli utenti, che fra l’altro sembra paghino tra le tariffe più alte d’Italia a fronte, magari, di problemi come quelli registrati a Quarrata nella zona dei Boschetti, dove l’acqua è risultata inquinata da alte concentrazioni di bario.
 Il nostro problema nazionale è sempre lo stesso: chi esercita il potere, lo fa con la quasi assoluta certezza dell’impunità.
Chi dovrebbe controllare, non solo non lo fa, ma magari si perde e disperde dietro alle vicende dei sotto-lenzuoli dei politici, mentre lascia il resto al ‘volontarismo dei combattenti civili’, come le associazioni dei consumatori.
Ecco: il bunga bunga non è il vizio preminente del premier, che noi preferiamo chiamare, con molta più italica modestia, il ‘presidente del consiglio’: è, purtroppo, la caratteristica  fondamentale del cialtronismo istituzionale di questa sciagurata repubblica e di tutte le sue articolazioni.

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[Domenica 13 febbraio]

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