martedì 9 ottobre 2012

L’ISOLA. MEDIOEVO MODERNO SECONDO SANTI E MAGELLI


di Niccolò Lucarelli

PRATO. L’umanità ha sempre chiara davanti a sé la direzione che sta prendendo? E ancora, riesce a capire dove si trova? Sono le riflessioni su cui è incentrato L’Isola, il dramma di Tommaso Santi calorosamente accolto al Teatro Fabbricone in occasione della prima assoluta e che ha segnato il prequel della stagione di prosa 2012-2013.
Sette personaggi si ritrovano su una scialuppa di salvataggio, in seguito all’affondamento della nave da crociera che li ospitava. Sette personaggi fra loro molto diversi: un inserviente della sala macchine e la cantante della nave (Andrea Bacci e Monica Bauco); fratello e sorella legati da uno strano rapporto morboso (Fabio Ma scagni e Valentina Banci); un cinico personaggio concentrato su sé stesso (Mauro Malinverno); un uomo e una donna, forse amanti, forse amici occasionali (Francesco Borchi ed Elisa Cecilia Langone). Nessuno ha un nome, in mezzo alla sciagura l’identità è andata perduta.

Di grande impatto la scenografia, minimalista ma costruita su un sapiente contrasto di luci e ombre, e con l’oceano suggerito da un enorme telo di plastica. Al suo apparire dall’oscurità profonda, questo gruppo eterogeneo sulla scialuppa richiama, per la costruzione prospettica piramidale, il quadro La zattera della Medusa di Théodore Géricault; a livello concettuale, la disperazione espressa dall’opera pittorica riemerge negli atteggiamenti di deliberata follia assunti dai personaggi del dramma.
Il viaggio della scialuppa verso l’ignoto, in un oceano buio e vuoto, è in realtà la metafora del peregrinare senza meta della società contemporanea, il cui futuro appare sempre più incerto, nonostante si voglia continuare a illudersi. La seconda parte dello spettacolo si svolge su un’isola, che nella forma ricorda da vicino l’isola dei Morti, dell’omonimo quadro di Arnold Bocklin. Quella che a prima vista sembra una terra di salvezza, è in realtà una terra sterile, un non-luogo che non appartiene a nessuno. La scelta registica di Magelli è caduta su un’isola interamente composta di rifiuti plastici, la quale, di per sé, è già un’opera d’arte contemporanea di tipo concettuale.
A nostro modesto parere L’Isola presenta, fra tante luci, anche alcune ombre; non sempre, infatti, il testo brilla per intensità drammatica, ma attraversa alcune fasi, brevi, di stagnazione, che lo rendono macchinoso. Tuttavia, fra le tante luci, la più significativa è legata al lungo e paziente lavoro di sintesi letteraria, che, concettualmente, nel complesso funziona.
Interessanti le citazioni di filosofi e pensatori politici, fra cui Voltaire, Feuerbach, Gramsci, quasi a voler fare un bilancio del dove ci abbiano portato le loro idee, quanto l’umanità abbia veramente potuto e voluto capirne, quali di esse meritino di essere salvate dal naufragio della civiltà.
Molto intensa la recitazione degli attori, con Banci, Langone e Malinverno sugli scudi. Valentina Banci, nelle vesti di un’elegantissima Sibilla-Cassandra, è l’unica ad aver compresa l’entità della tragedia, e spicca nell’oscurità della scenografia come una Valchiria wagneriana, incarnazione della potenza, e della bellezza, della Morte. Elisa Cecili Langone, interpreta una sofisticata e annoiata gentildonna, che sembra uscita da certe pellicole espressioniste di Pabst o Lubitsch. Malinverno, completamente vestito di nero, porta sulla scena un personaggio à la Céline, un narciso dalle pose tragiche e controverse, chiuso in un culto dell’Ego che, ovviamente, lo porta a disprezzare gli altri. Ma la matura interpretazione di Malinverno fa sì che nel personaggio si possa leggere l’intellettuale-dandy, in eterna lotta contro la massa informe, e votato all’estetica dell’esistenza.
Nessuno, tuttavia si salva, e l’interrogativo resta: dove stiamo andando?

P.S. – Per la cronaca – e in perfetta linea con il contenuto dello spettacolo – riportiamo l’episodio, a metà fra seccante e grottesco, che si è verificato dopo un quarto d’ora dall’inizio: una donna, ha abbandonato la platea irrompendo sul palcoscenico, dove, fra lo sconcerto del pubblico e del personale del teatro, ha inveito pesantemente all’indirizzo dello spettacolo, costringendo gli attori a una sospensione. Dopo venti minuti, la donna, visibilmente alterata e emotivamente instabile, è stata allontanata dal palcoscenico e affidata alle cure del personale medico e delle forze dell’ordine.

Cliccare sull’immagine per ingrandirla.
[Martedì 9 ottobre 2012 - © Quarrata/news 2012]

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