PISTOIA. Ci scusiamo subito per la lunghezza delle botte e
delle risposte, ma siamo convinti che essa sia assolutamente necessaria.
E intanto premettiamo che, per poter
capire compiutamente quello di cui stiamo parlando, è necessario tenere
presenti questi post:
Buona lettura.
L’AVVOCATO ERMANNO BUJANI SCRIVE ALCUNE
POSTILLE ALLE POSTILLE DI FELICE DE MATTEIS
Gentile non Dottore ma Signore Semplice
Felice De Matteis,
non Le nascondo che la Sua risposta mi
ha un po’ deluso. Da “cardinale” mi sono ritrovato “prete” e, nonostante la
mia, da Lei riconosciuta, disponibilità a interloquire e spiegare, mi sono
sentito accusare ancora e ingiustamente – sempre in forma dubitativa ? – di
essere comunque colpevole per avere chiesto il permesso a costruire e quello
delle Belle Arti necessari all’intervento edilizio per la costruzione dei posti
auto; in più sono stato stigmatizzato per essermi astenuto anziché votare
contro la delibera. Sullo sfondo traspare sempre il dubbio che io abbia
trafficato con la Fondazione. Lei dice e non dice e ciò dimostra che la Sua non
è una penna intrisa nel “veleno” ma solo una penna “ furbastra”.
Se posso fare una osservazione che la
può aiutare, non mi sembra che tale Suo comportamento invogli tanto a “interloquire”
con il blog.
Forse
ho fatto male, perché avrei dovuto semplicemente compiere un atto di fede e
credere, senza troppe domande, alle dichiarazioni che il Chiar.mo Prof. Ivano
Paci esternò a Montale, in casa di don Firindelli, quando ci spiegò come un
cristiano evangelico può e deve avvicinarsi alla politica.
Ma
forse il mio limite è che non sono tanto cristiano e neppure tanto evangelico,
e che, quindi, non ho saputo né fare strada né altro perché, come un povero
San Tommaso, non ho mai creduto se non ho anche ficcato il dito nella piaga
(o nelle pieghe di quel che si dice ma non è, o di quel che appare ma non
sussiste).
Devo
però ringraziare pubblicamente l’avvocato Bujani perché una cosa me l’ha
fatta capire con chiarezza, circa l’aria democratica che si respira in
Fondazione, con queste due affermazioni: «dopo che i posti erano stati
fabbricati, sono venuto a sapere della trattativa e acquisto della Fondazione»
e «Sul piano personale avrei preferito che il Presidente mi avesse informato
preventivamente…».
Non
vo troppo oltre per non allungare la questione: ma se le cose stanno così, la
Fondazione si identifica non nei suoi organi, ma nel suo Presidente – e l’avvocato,
che è pure buon professionista, provi a convincermi che questo ragionamento è
sbagliato. Dunque il Presidentissimo fa e disfa e poi porta a ratifica. E i
suoi organi, bene o male, ratificano. E allora, in conclusione, i suoi organi
sono fatti di sostanziali alzamano.
Lo
ridimostra anche il fatto che oggi, 28 febbraio di Benedetto, di Ivano e di
Gao Zu, il Prof. è chiamato al redde rationem dal trio Bujani-Turco-Pieraccioli:
che con solare evidenza niente sapevano dell’acquisto dello stock della ‘cartastraccia
senese’.
E
allora, avvocato Bujani, da povero profano qual sono e con profilo di bassa
professionalità rispetto ai pistoiesi doc, mi permetto di dire in tutta
serenità: «Dato che le cose stanno in questi termini, mandàtelo a casa
l’Imperatore/Papa/Papà! Ha già regnato abbastanza e ha già fatto abbastanza –
da quel che mi dite e mi fate intendere – come gli pare. Fategli un
trattamento Grillo: ditegli che è circondato. Ogni tanto fa bene, ai
cattolici, capire che devono scendere dalla presunzione di aver sempre fatto
solo e soltanto bene. Ricordategli che stasera lascia anche Benedetto. Che il
Prof. provi a imparare, se ne è capace, un po’ di umiltà da quell’omino
bianco che potrebbe sembrare fragile, ma che, ne sono convito, è davvero
la Pietra di Pietro!».
Edoardo Bianchini
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Nonostante ciò, voglio comunque
concederLe di essere in buonafede; mi sarò spiegato male sulla questione da Lei
“osservata” in difesa dei denari di tutti e allora per chiarire sono costretto
ad una “postilla” alla sua “postilla” con invito alla pubblicazione ulteriore.
Io e i miei fratelli avevamo bisogno di
posti auto e abbiamo pensato di ricavarli scavando il terrapieno sotto il
nostro giardino di via Abbi Pazienza; abbiamo chiesto i relativi permessi e,
quando siamo arrivati a realizzarli, abbiamo ritenuto che il costo fosse
eccessivo per le nostre tasche. Ciò ci ha indotto, non avendo nessuno di noi la
stoffa del costruttore o dello speculatore, a concludere con l’Impresa Biagini
un contratto di permuta: essa ci avrebbe costruito i nostri due posti auto,
contro la cessione del terreno, sul quale avrebbe realizzato altri sette posti
auto che poi, facendo il suo mestiere, avrebbe provveduto a vendere a
proprietari di edifici del Centro di Pistoia.
Così è stato fatto. L’impresa nella sua
autonomia ha venduto tutti i suoi sette posti, di cui due alla Fondazione per
recuperare le spese (ingenti) e fare il suo guadagno. Io e i miei fratelli non
c’entriamo nulla e non abbiamo riscosso alcun “vile pecunia”.
Quando, dopo che i posti erano stati
fabbricati, sono venuto a sapere della trattativa e acquisto della Fondazione,
le mie rimostranze sono state causate dal timore di essere oggetto di sospetti
e accusato di conflitto di interessi. Quindi una ragione di opportunità, non
dubbi sulla correttezza dell’affare. Sul piano personale avrei preferito che il
Presidente mi avesse informato preventivamente, ma questo non riguarda la sfera
pubblica. Ho ritenuto giusta l’astensione pensando che un mio voto contrario si
sarebbe potuto interpretare come indice di conoscenza di situazioni poco
chiare.
Invece – torno a ribadirlo – tutto si è
svolto nel modo più trasparente: la Fondazione aveva bisogno dei posti macchina
e li ha acquistati sul mercato a prezzo congruo, come anche Lei ha
riconosciuto.
Stando così le cose nella verità, deve
ammettere, caro Signore Semplice, che i suoi riferimenti a Scajola e ad
Andreotti sono fuori luogo e offensivi. Lei sa bene che altri sono stati i miei
maestri al tempo della mia vita dedito alla passione politica. Per me a questo
punto può bastare; non sono disposto a dare altre spiegazioni. Lei pubblichi o,
se non lo vuole fare, faccia come meglio crede; spero però di confrontarci di
nuovo ma ad maiora. Non su banalità di questo tipo.
Già che ci siamo non posso concludere
questa “postilla” alla “postilla” senza rilevare il Suo silenzio (assordante)
circa il mio invito a fare nomi, cognomi e ad indicare fatti precisi in merito
alle velate accuse – anche queste in forma dubitativa? – di irregolarità
riguardanti l’acquisto di una parte del Palazzo Sozzifanti da parte della
Fondazione. Tale invito serviva e serve ad allontanare dal suo articolo del 22
febbraio 2013 il marchio della disinformazione e della diffamazione. Non averlo
raccolto significa “confessione” di non avere in mano nulla e quindi di avere
sparato nel mucchio.
Mi permetto di ricordarLe che tirare il
sasso e ritirare la mano è comportamento né da Cardinale, né da prete e neppure
da sagrestano, sempre seguendo la Sua propensione al linguaggio ecclesiastico. Anche
Lei non se ne abbia.
Contraccambio i cordiali saluti
Avv. Ermanno Buiani
FELICE DE MATTEIS SCRIVE ALCUNE
POSTILLE ALLE POSTILLE DELL’AVVOCATO ERMANNO BUJANI
Risposta all’intervento che precede
Egregio
Avvocato,
dalla
Sua del 25 Febbraio 2013: “sappiamo soltanto che il prestigioso palazzo
(Sozzifanti – n.d.r.) venne venduto da Caripit ad
imprenditori privati i quali hanno realizzato un ampio e costoso piano di
ristrutturazione e solo dopo che i
lavori sono stati terminati una porzione è stata venduta alla Fondazione. Il conclave non sa nulla di più”. Legga
bene, lo ha detto Lei.
Bilancio
2011, pag. 30: Acquisto del piano terra e del primo piano di Palazzo
Buontalenti (€. 4.173.278,16): “… i lavori di sistemazione e modifica sono tuttora in corso e sono
finalizzati alla realizzazione di ambienti funzionali…,una sala riunioni per il
Consiglio Generale, uffici” etc…
Statuto
della Fondazione – Titolo II – Organizzazione – Capo III, art. 23
– Consiglio Generale: competenze.
23.1
Sono di esclusiva competenza del Consiglio Generale le deliberazioni
concernenti: … k) l’approvazione del bilancio di esercizio e della relazione
sulla gestione; o) la definizione delle linee generali della gestione
patrimoniale e della politica degli investimenti.
per
quanto sopra scritto mi rimetto alla normale intelligenza di chi legge; per
quanto La riguarda, facendo parte dei magnifici 24 del Consiglio Generale della
Fondazione, l’acquisizione per più di quattro milioni di euri di una porzione
di fabbricato, per quanto nobile e ricco di memoria (che goduria, avvocato, eh?)
si configura come un buon affare o, al contrario, come un inutile spreco di
risorse altrimenti destinabili? Può ciascuno formarsi su questo problema una
propria idea? Non certamente Lei, però, perché candidamente e non perché omnia
munda mundis, dichiara, pur essendo tenuto a saperlo, che: “il conclave non
sa nulla di più”. Alla prossima, mi mandi il Bilancio ed io lo controllerò
gratis visto che chi è preposto o non lo fa o lo fa “alla carlona”. Salvo che
Lei non mi dica che era al corrente e che tutto approva: in tal caso –
legittima la domanda? – i lavori erano ancora in corso o come Lei dice, già
terminati?
Mi
scusi, degna espressione di “una sintesi di alto livello della classe dirigente
pistoiese”, ma la Sua parte iniziale della lettera dove giustifica l’operazione
“9 parcheggi” casualmente posizionati spalla a spalla con la Fondazione e ad
essa necessari in numero di due (e questo scrivo senza malizia) e la giustificazione
del tutto con susseguenti necessità non bastevoli per le Sue tasche, a me non
interessa proprio niente, così come non mi interessa sapere che Lei non ha la
stoffa del “costruttore o dello speculatore” (non esiste una decorosa via
mediana? O si è costruttori o si è speculatori? Fra le due figure potrebbe
metterci una astensione!).
Una
cosa è strana, per esempio: ed è che, volendo costruire una casa, prima ci si
fa una idea della spesa, poi il progetto, poi i permessi e infine la
costruzione; Lei, uno della sintesi etc. etc. prima chiede i permessi, poi chiama
la ditta – come da tabellone del precedente post – e poi fa i conti con i suoi
dindi e, non bastando i dindi, il finale già lo sappiamo. Si astenga dall’arrabbiarsi:
si astenga e basta.
Insomma,
la Sua lettera mi sembra, sinteticamente, una excusatio non petita.
Su
una considerazione, spero, ci troveremo in accordo: e cioè sul fatto che
Pistoia ha norme anche eccessivamente restrittive, non solo sul centro storico,
ma anche sulle periferie; per farti aprire una finestra in un comune palazzone
c’è burocraticamente da diventare pazzi.
Sono
sinceramente contento per Lei che sia riuscito a costruire in pieno centro
storico dei garage riconducendo il concetto di salvaguardia dell’ambiente
storico/architettonico in un giusto ambito di interpretazione urbanistica: è
una considerazione che mi è venuta in mente passeggiando lungo corso Gramsci
verso Piazza Mazzini e osservando il leggiadro bowling (io lo chiamo così)
intitolato al compianto (da Lei) Aldo Moro ed alla di lui scorta (e qui mi
associo). Frutto intelligente e luminoso del Centro Donati.
La
finisco qui anch’io poiché, conoscendoci, quando ci vedremo, essendo Lei “una
sintesi…” etc. e io un Signore che Le regalerà volentieri il Semplice, possiamo
dirci vicendevolmente, in maniera urbana, ciò che scrivere non si può. Perché
anche il Prof. Bianchini ha la sua pazienza.
Un’ultima
cortesia, in attesa della riunione del 28 febbraio, oggi, data del Conclave, nella
quale, Lei ci comunica, parlerete anche dei dieci milioni di fresh,
rammenti al Chiar.mo Prof. Paci quel che Cesare disse a Bruto nelle famose idi
di marzo: Tu quoque, Brute, fili mi!
Il
nome è chiaramente scambiabile.
Non
se ne abbia.
Cordialmente
Sig. Felice De Matteis
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[Giovedì 28 febbraio 2013 | 09:40 - © Quarrata/news]
Vorrei chiamarmi Gregor, vivere con l'esoscheletro di un insetto e, volare per applicarmi su un lampadario della sala dove si terrà il conclave della Fondazione. Da lì vedere chi, ma sopratutto come, ha il coraggio di alzare la mano e chiedere dei 10 MLN di fresh!
RispondiEliminaAttendo gli sviluppi del buon De Matteis