domenica 3 febbraio 2013

MONTE DEI PASCHI FRESH (MA SPERIAMO NON CLEAN)

di FELICE DE MATTEIS

Dieci milioni di euro sono circa 20 miliardi delle vecchie lire: è mai possibile che tutto debba passare sotto un colpo di spugna di una salviettina detergente?

PISTOIA. Non essendo dentro “le segrete cose” della Fondazione Caripit, possiamo solo provare ad intuire quale dovrebbe essere il comune senso di responsabilità dei componenti il Consiglio medesimo davanti alla notizia, non ufficialmente smentita, di dieci milioni (10.000.000 ) di Fresh che la Fondazione Caripit ha acquistato dal Monte dei Paschi.
La prima domanda dovrebbe essere spontanea e cioè: chi ha consigliato tale acquisto?

È il primo e più importante passaggio per eliminare un lecito sospetto di intrecci fra finanza, parentele e sostegni amicali da convertire, a breve termine, questo sì, in bonus socio/politico spendibile sul territorio.
Un’altra considerazione viene spontanea e non è quella letta sui giornali “allineati” secondo i quali il vulnus di dieci milioni di Fresh è compensato dagli accantonamenti previsti per legge e quant’altro; un quant’altro che non possono essere dieci milioni di carta riciclata quali i Fresh.
Se non si possiede la competenza specifica – e chi scrive non l’ha – di conoscere i meccanismi che stanno alla base delle operazioni borsistiche con tutti i loro annessi e connessi, si può però avere l’intelligenza di comprendere che una certa operazione è stata fatta e che questa si è dimostrata “sballata” e fallimentare.
Essendo stata una operazione sballata, ci saranno pure coloro o colui che l’ha pensata, proposta, fatta accettare e posta in essere: ci sembra un discorso terra terra, ma chiaro chiaro.
Chiaro al punto da doversi porre una ulteriore domanda; meglio, porla al Consiglio della Fondazione Caripit: se mai qualche componente abbia sentito il dovere di chiedere ufficialmente conto dell’operazione strampalata, e pretendere, dagli artefici di questa indubbia mala gestione, un atto necessario e conseguente.
È stato chiesto al Monte? È stato chiesto alla Fondazione?
Ci rivolgiamo al Consiglio affinché qualche Uomo con la U maiuscola e che si professi tale, abbia il coraggio di chiedere conto di ciò che è stato architettato e realizzato male.
Sicuramente l’Uomo perderà la benevolenza di rais-Ivano, ma ne acquisterà in decoro personale verso se stesso e verso la collettività pistoiese turlupinata. E lo faccia o lo facciano pubblicamente, per sgangherare – una volta per tutte – quella muraglia cinese murogommosa di silenzio che caratterizza e domina la vita economica, politica e sociale di questa assurda città rimasta alle fazioni (trasversali) del Medioevo.
Se anche questa “schifezza” dovesse cadere nell’oblio forzato e gattesco di chi fa la cacca e la ricopre tanto ha da passà a nuttata, allora vorrebbe dire che il business prevale sull’etica, il personale tornaconto sopravanza e sommerge le cattive azioni e la melma che sta soffocando Pistoia prende ancora più consistenza, con una passata di fazzolettino detergente.
Alla faccia di tanti bei discorsi su politica e Vangelo, di tanti inchini, e di tante inginocchiate e segni della croce con le punte delle dita intinte nella pilla dell’acqua santa del Duomo di San Zeno (di silenzio, sin qui, fin troppo pieno).

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[Domenica 3 febbraio 2013 | 11:30 - © Quarrata/news]

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