sabato 30 novembre 2013

IL DENTE D’ORO ESISTE


di LUIGI SCARDIGLI

Al Moderno di Agliana un divertente psicodramma

AGLIANA. Stereotipi. Ne siamo pieni, fin sopra i capelli, quando questi ci sono. Ma ci servono terribilmente. A prendere le distanze dagli altri, a differenziarci. Spesso solo a riconoscerci. Ed è già un’impresa. Titanica.
Un’altra dimostrazione, bella, minimale, rumorosissima, è stata offerta ai fortunatissimi ospiti paganti del Moderno di Agliana ieri sera, quando sul palco visto alle spalle, sono saliti Francesco Pennacchia e Gianluca Stetur che hanno inscenato, sotto la regia di Claudio Morganti e la drammaturgia di Rita Frongia, La vita ha un dente d’oro, antica espressione bulgara che dalle nostre parti vorrebbe dire che nel mare delle verità nuotano invisibili delle menzogne.

No, non crediate che la rappresentazione sia stata una noiosa controtendenza artistica; anzi, si è tuffata a capofitto nei luoghi comuni sbeffeggiandoli con quel senso di gravosa austerità che è sembrato tutto vero. Che i due visionari seduti uno di fronte all’altro ad un tavolino fossero davvero dei migranti in cerca di calore e di un gioco con le carte che potesse familiarizzarli e che poco distante dai loro idiomi disalfabetizzati ci fosse un cane, o un animale ammaestrato soltanto da uno di loro e che la luce lontana fosse quella di un faro e che nella bottiglia di vetro trasparente ci fosse davvero del morse, liquore russo potentissimo che stordisce alla sola vista, anche senza berlo.
Un gioco, pericolosissimo, perché senza rete, al contrario, con le spalle alla platea, vuota, lasciata ancor più sola all’inizio dello spettacolo, quando il sipario si è finalmente chiuso e i tre occhi di bue si sono concentrati ad illuminare, mettendoli alla berlina, quel metro quadrato scarso del tavolino dove si è consumato un incontro, un’amicizia, una vita, una forbice esistenziale nella quale han trovato posto le divertenti isterie e le commoventi tenerezze di incomprensioni così grandi da non poter essere spiegate, dunque risolte.
Attorno a mimiche facciali della miglior tradizione, iniziata con i fratelli De Rege e proseguita fino ai vocalismi delle Voci Atroci, diaframmi gettati alle ortiche dei nonsensi e resuscitati dal palcoscenico, raccoglitore per nulla differenziato di larve e talenti, dove strisciano serpenti e volano, maestose, aquile reali che a guardar bene sono solo delle mosche.
Provateci voi ad inseguirvi la faccia e a mordervi le gengive: è come disegnare Guernica, o come vestire di hardrock una chitarra amplificata e poggiata lì, al di là della siepe, dietro il sipario, epilogo sonoro e metallico di una rappresentazione fallibile, convertibile in altra moneta, trasportabile altrove, viaggi immaginari ed interminabili che non cambieranno di una sola virgola un copione adattato alla bisogna, che si fida e confida nel groove di questi poveri cristi di attori, assecondati, meravigliosamente, dalla esilarante drammaturgia di Rita Frongia.

Cliccare sull’immagine per ingrandirla.
Foto di Luigi Scardigli.
[Sabato 30 novembre 2013 | 12:01 - © Quarrata/news]

Nessun commento:

Posta un commento

MODERAZIONE DEI COMMENTI

Per evitare l’inserimento di spam e improprie intromissioni, siamo costretti, da oggi 14 febbraio 2013, a introdurre la moderazione dei commenti.
Siamo dispiaciuti per i nostri lettori, ma tutto ciò che scriveranno sarà pubblicato solo dopo una verifica che escluda qualsiasi implicazione di carattere offensivo e penale nei loro interventi.
Grazie.