sabato 15 ottobre 2011

NADIA MACRÌ. L’IMPORTANTE È SAPERLA PROMETTERE

di Luigi Scardigli


Mentre tornavo a casa, stanotte, da Pisa, percorrendo la via Aurelia fino all’imbocco autostradale di Migliarino, pensavo a quello che mi aveva detto, poco prima, Nadia Macrì: «La differenza tra una escort e una puttana non è solo semantica; rispetto alla seconda, la prima è un’imprenditrice di se stessa e non è necessario che la dia, per sopravvivere».
Insomma, escort non sta a puttana – come pensavo prima di imbattermi in Nadia Macrì –, come operatore ecologico sta a spazzino o collaboratore scolastico a bidello.
E forse è vero, perché sempre sulla strada del ritorno, stanotte, lungo la via Aurelia, ho visto molte puttane mostrare il proprio corpo, in attesa di acquirenti, vestite pochissimo proprio con gli stessi microindumenti con i quali si erano abbigliate all’Erotik tour le loro colleghe d’altro e alto rango; con la sola differenza, macriana, è il caso di dire, a questo punto, che quelle sulla via Aurelia, meno sorridenti e soprattutto più infreddolite, senza darla, non potrebbero sopravvivere.
Ma non solo. Sempre la Macrì, stella indiscussa, dopo il suo coinvolgimento nel giro di escort a servizio e piacere del Presidente del Consiglio (stavo scrivendo ex, ma scordo sempre i radicali, nelle equazioni) di questa nuova edizione del circo erotico, in programma a Ospedaletto di Pisa fino a domenica, mi ha fatto anche altre rivelazioni, un po’ meno illuminanti di questa che vi ho descritto e un briciolo più inquietanti di questa che sto per dirvi.
«Ho capito che il mio mondo fosse quello nel quale sono finalmente diventata una regina – ha continuato a confessarmi Nadia Macrì, sorseggiando disinvoltamente gin tonic – quando mio zio mi iniziò a pagare per andare a letto con lui: avevo solo 14 anni, ma ero già bellissima; anzi, sono quasi nata bellissima.
Denuncia? Macché: «Non finirò mai di ringraziarlo, lo zietto. Con lui ho capito cosa siano gli uomini: merce e per questo non mi sono mai innamorata, né lo farò mai».
A scuola, Nadia Macrì, ha smesso di andarci dopo aver ottenuto il diploma di licenza media inferiore. I suoi genitori, mai sposati ed entrambi operai (la mamma vive a Napoli, il papà a Reggio Emilia), non provarono nemmeno, tre lustri or sono, a convincerla del contrario.
Capì presto, l’avvenente escort – anzi, ex escort: è già una pornodiva, con due scene piccantissime all’attivo e un film, prodotto dalla Pink’o, che crede molto nelle sue qualità recitative – , con neo crawfordiano tra il labbro superiore e il naso, che il suo futuro non sarebbe stato certo sui libri.
Entrata giovanissima nel giro giusto, ha poi avuto la fortuna di imbattersi in un giovanotto che a sua volta l’ha catapultata, attraverso la stretta amicizia con Lele Mora, nel circuito migliore, quello di Palazzo Grazioli.
«Berlusconi è un grande, un uomo intelligentissimo, un uomo che è riuscito a trasformare in realtà l’impossibile, ma non sono mai stata con lui: per arrivarci occorre superare la nutrita schiera di escort che fanno parte del suo harem, ragazze che non mi hanno mai permesso di avvicinarmi tanto. Lele Mora e Emilio Fede sono molto più abbordabili, ma fanno anche a gara a chi sia più viscido, in compenso».
Contrattempo fortunato, quello giudiziario, perché da allora, Nadia Macrì, non è semplicemente una delle tante escort in giro per il mondo a promettere di darla, senza l’obbligo di farlo: no, da quando è scoppiato il putiferio, la vita della ventottenne è radicalmente cambiata e dopo aver surclassato una miriade di pari avvenenti coetanee, è stata assoldata per le pellicole poco adatte ai più piccoli, tanto che il regista Andrea Nobili le ha voluto affidare il ruolo di protagonista per il suo prossimo hard, Bunga, bunga pubbliche relazioni, che sarà girato nella capitale ungherese dal 24 al 28 ottobre prossimi.
Tina Pica, una volta, rivolgendosi alle sue allieve che si sbattezzavano per riuscire ad incarnare la vis, drammatica e straordinaria, della loro insegnante, disse loro, spiazzandole del tutto: «L’importante non è darla, ma saperla dare».
No, mia cara mitica Tina, non ne avere a male, ma sbagliasti anche tu: l’importante è saperla promettere!

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[Sabato 15 ottobre 2011 – © Quarrata/news 2011]

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