sabato 19 gennaio 2013

ASSESSORE NUTI, MA ALLA STAZIONE CI SONO O NO DEI ‘RAGGI DI SPERANZA’?


di LUIGI SCARDIGLI

Forse neppure l’amministrazione Bertinelli sfugge alla legge del conformismo consociativo Il commento del blogger

PISTOIA. Chissà, forse è dipeso da una piccola disattenzione dell’anonimo giornalista (è senza firma) che ha redatto il pezzo, o forse, l’assessore Tina Nuti, intervistata a proposito del dramma dei nuovi poveri, se l’è proprio dimenticato.

Mi riferisco all’articolo comparso stamani (sabato 19 gennaio 2013) a pagina 10 della cronaca pistoiese de La Nazione e alla totale mancanza, nel pezzo, di una doverosa, opportuna e indispensabile citazione, a proposito di interventi contro la povertà, dell’Associazione Onlus Raggi di speranza alla stazione, presieduta da Maria.
L’incipit è suggerito dall’improvvisa chute sofferta da Vincenzo Locuratolo, un 38enne che improvvisamente si è trovato a fare i conti con la povertà e sul quale, sempre nella stessa pagina, la collega Martina Vacca ha redatto l’intervista. L’apertura però è offerta all’assessore, che parla del progetto dell’Amministrazione sottoscritto dal Sindaco Bertinelli lo scorso 7 settembre, con una lettera inviata a Moretti, amministratore delegato delle Ferrovie dello Stato, nella quale si chiede un intervento mirato e connettivo per far fronte all’emergenza povertà.
L’assessore parla di questa iniziativa e snocciola le azioni in corso d’opera, che sono quelle, inestimabili, badate bene, della Mensa di don Siro Butelli, dell’albergo popolare di via dei Cancellieri e della sconfinata bontà della Fondazione della Caripit. Sarebbe stato carino però che l’assessore Nuti avesse approfittato della circostanza (l’intervista) per ringraziare, visto che c’era, anche quel nugolo anonimo di persone senza fede, soldi e tessere che tutte le sante sere (sante con la s minuscola, naturalmente), nell’atrio della Stazione, a turno, portano, preparate nelle proprie abitazioni, vivande calde e bevande di ristoro, oltre a capi di abbigliamento demodé, a quel piccolo ma crescente esercito di dimenticati (sono 40, ma aumenteranno, statene certi), uno stuolo con bassi risvolti elettorali di poveri e disadattati ai quali, il 22 dicembre, il parroco di Gello ha voluto, sempre nell’atrio della Stazione, celebrare la messa di Natale.
Sarei contento davvero – senza sadismo o invidia alcuna – che il black out informativo fosse dipeso da un accidente giornalistico occorso all’anonimo collega; ho invece il terrore che i volontari di Maria non siano nelle grazie di nessuno, nemmeno in quelle dell’assessore Tina Nuti, e che lo siano, invece, solo in quelle dei barboni della stazione, ai quali consentono, con un piatto di pasta, un pezzo di pane, un bicchiere di vino e un giaccone non griffato, di continuare a sopravvivere.

SIMILES CUM SIMILIBUS

Il problema è, forse, che anche l’amministrazione Bertinelli non sfugge alla legge del conformismo, per la quale val più la pena di ricordare Ivano Paci, che se la cava dando – e non del suo – poche centinaia di migliaia di euro alla Caritas. Del resto lo ha già scritto il nostro Felice De Matteis (vedi).
E che i volontari della stazione stiano a cuore a pochi si è notato, anche, perché neppure S.E. il Vescovo Mansueto è sceso tra di loro – mentre era stato (così ci dicono) solidale, insieme a Bertinelli, con Luigi Egidio Bardelli e la sua inesistente Apr (vedi) – che avrebbe compiuto 50 anni quest’anno – alla Torretta di Montecatini.
C’era, invece, alla stazione, quella sera – e lo diciamo con approvazione e rispetto – la Presidente Federica Fratoni.
Chissà perché gli altri potenti non c’erano.
Forse perché anche Pietro di Bernardone si scordò del figlio quando si spogliò dei suoi abiti e si fece davvero povero…?
e.b. blogger
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[Sabato 19 gennaio 2013 | 22:18 - © Quarrata/news]

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