giovedì 4 agosto 2011

BREDA, O IL ‘FUTURO PASSATO’ DI UNA CITTÀ




PISTOIA. Qualunque cosa si dica o si faccia, chiunque scenda in campo in questa città che non ha mai creato né progettato il proprio futuro, dinanzi ai fatti della Breda e alla sua annunciata vendita, qualcosa va pur detto.
E va fatto, con buonsenso, fuori dei denti e di quel coro di prèfiche che non aspettano altro, di giorno in giorno, che notizie-catastrofe per potersi vestire di nero e iniziare il solito, santo, dovuto piagnisteo.
Questa è Pistoia. La Pistoia – come dice un amico – della melassa assassina. La Pistoia di Bardelli, di Tvl e della Caritas. La Pistoia di due giornali di cronaca, che si rincorrono ogni giorno con le solite notiziole scontate, banali, usuali, parrocchiali. Che non affrontano mai – troppo coinvolgente e, forse, troppo rischioso – una seria analisi sistematica di una città marginale di una marginale provincia, in cui a prevalere è l’idea atavica dell’endogamia e, da quasi settant’anni, di un’endogamia politica comunistico-Pd che taglia, come un rasoio alla Dario Argento, le carotidi del vero sviluppo e progresso della città, come impiccata dall’idea identitaria di una Giostra dell’orso, che è stata – come molte cose di qua, lo sappiamo tutti – una vera e propria presa in giro, uno scherzo, una celia su cui, alla fine, si è fatto finta di fare sul serio. E tutto per garantirsi la pappa alla maniera pistoiese: Francia o Spagna, purché se magna.
Nell’anno appena passato è scoppiato il caso Aias: e in molti lo hanno potuto seguire più da vicino non certo grazie agli organi di stampa strutturata, ma grazie alla libera informazione o controinformazione – o…  calunnia, come ha dichiarato lo straordinario direttore-proprietario, deus ex-machina di Tvl e Aias stessa, in aperto conflitto d’interesse, Luigi Egidio Bardelli. Seguire fino nei minimi particolari: insomma qui, su questo piccolo, ma inflessibile e fastidiosissimo blog.
Ora, in fase preferiale, ecco scoppiare il caso Breda: e la manfrina riprende con la banda che fa sentire i suoi dìssoni, ma in fondo coordinatissimi strumenti.
Commedia all’italiana, teatrino della politica, sacra rappresentazione, le forze civil-religiose-politico-finanziario-sindacal-affaristico-culturali di questa città povera e in crisi, ma con giacenze di depositi bancari che, a detta di molti, fanno spavento (mentalità agro-contandina di riporre i soldi al sicuro sotto il mattone e nel materasso), si destano, come l’Italia dell’inno di Mameli, e ri-trovano l’unità in se stesse e fra sé: tutti d’accordo per salvare la Breda, come prima lo erano stati nel salvare l’Aias.
Fino dalle prime avvisaglie, come per l’Aias anche per la Breda si è mosso lo stesso Enrico Rossi, quel Sant’Enrico dei Miracoli, che ha un filo diretto con Pistoia: città-puntino sulla carta geografica, ma che ha espresso già un potentissimo governatore della Toscana oggi altrettanto potente vicepresidente del Senato, con le sue ricche prebende e i suoi buoni consigli per contenere il debito pubblico e realizzare l’uguaglianza bolscevica fra compagni-dirigenti e compagni-lavoratori.
La verità è che questa città, da sempre abituata a un consociativismo istituzionale buonista (anche con le opposizioni) in nome del salviamo la pistoiesità (Aias bardellica docet…), è in mano a un partito che, travolto dalla caduta del muro di Berlino, dalle crisi occhettiane, dai danni dalemiani, dall’inquinamento catto-piddiista, dall’onda dell’ipocrisia ammiccante e linguinista all’indirizzo di quella mente eccelsa di Di Pietro, ha inteso fare, come si dice, un salto di qualità verso un riformismo che, se sarebbe riuscito a quell’essere reietto di Craxi (e in reietto leggetevi il sarcasmo verso il Pci e le sinistre morali), non è riuscito e non riuscirà mai a chi non solo per mentalità non era pronto a farlo, come i comunisti italiani, ma ne era e ne resta del tutto incapace per l’ineliminabile presupposto dell’indefettibilità dell’infallibilità del partito secondo la formula che il Pd non sbaglia mai.
Quel partito – di cui l’immagine più significante è quella che ritrae Bruni, dipendente Breda e segretario Pd, e Berti, uomo del destino di Pistoia, seduti allo stesso tavolo, ma separati da un «oceano di diversità» – con uno sfaglio inatteso è passato da partito sostenitore dei lavoratori qual era, a sfrenato giocatore in borsa e fautore del libero mercato e della finanza: mantenendo intatta – né poteva essere diversamente, perché… semel sacerdos, semper sacerdos, ovvero chi nasce tondo non può essere quadrato – la sua mentalità statualistica e sovietica, la sua idea di indefettibilità del pubblicismo a tutti i livelli, anche laddove niente è più pubblico e il privatismo selvaggio, invece di risolvere i problemi con la libera concorrenza, ha aggravato la situazione con il tacito accordo della corsa dei prezzi al rialzo (vedi benzina).
Ecco perché oggi, da Rossi e Chiti in giù, tutti si trovano al capezzale della Breda con il fazzoletto in mano per asciugarsi le lacrime, che cadono copiose e bagnano le belle e costose camicie bianche dei politici democratici, ma che guadagnano tanto (Rossi, Berti, Chiti & C.) e l’elegante mise della Federica, presidente della Provincia a 75mila € all’anno; per strapparsi i capelli, per dire che la Breda non si deve toccare; che deve restare a Pistoia, dato che ora, in questa città ingessata, c’è anche il polo ferroviario.
Nessuno di tutti questi uomini eccezionali ha mai pensato – quando come dei Caronti traghettavano il Pci, attraverso tutte le paludi infernali, verso l’attuale Pd – che liberismo economico, riformismo e globalizzazione (tutte cose per le quali hanno venduto, a babbo morto, l’anima al diavolo) avrebbero potuto produrre, come di fatto è avvenuto, tutto quello che sta avvenendo: compreso il veder vendere il gioiello pistoiese di babbo-Pci, la Breda, a chiunque fosse arrivato sulla piazza al momento giusto in un momento di crisi e di inarrestabile smobilitazione economica. Nessuno, di tanti cervelli, era riuscito a pensarlo.
Se allora i politici sono questi, Dio ci scampi da questi politici!
Con tutto il loro patimento unitarista e consociativo, ecco che in questo momento rispolverano quell’idea veterosovietica della difesa oltranzista del lavoro e del posto di lavoro, come se fosse possibile, in questo mondo che ormai loro e solo loro hanno ridotto in polvere di stelle (rosse), costringere aziende e mercati deregolamentati in assoluto, ad ascoltare la voce di un padrone che non fa più paura a nessuno, ma solo pietosa pietà: perché, dopo avere rinunziato a se stesso, ha perso fisionomia e autorevolezza, quella stessa che ne era la spina dorsale nella cosiddetta questione morale.
E da buone prèfiche che si strusciano le cipolle sugli occhi, consapevoli che, comunque, dopo il pianto, i loro emolumenti e privilegi resteranno quelli che sono e forse cresceranno nonostante i tagli, strizzano l’occhio e stringono la mano a tutti i lavoratori della Breda cercando di far credere che il mondo è cattivo, ma che loro, buoni e veri politici, forze costruttive e progressiste, faranno di tutto per far vincere il bene, lottando come dei veri terminator.
E lo faranno: ma soprattutto per mantenere il loro vivaio. E può darsi anche che ce la facciano: e noi ce lo auguriamo.

Non per loro, sia chiaro. Per i quasi mille della Breda, che tutti questi filosofi della politica hanno sempre manovrato e, purtroppo, manomesso.
e.b. blogger

P.S. – Nessuno ha parlato dell’intervento di Bartolomei (vedi sotto). O perché…?

Cliccare sull’immagine per ingrandirla.
[Giovedì 4 agosto 2011 – © Quarrata/news, 2011]

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