sabato 27 agosto 2011

POVERI CALCIATORI!



Perché non facciamo nascere
anche un sindacato
per gli Agnelli, i Berlusconi, i De Benedetti
e tutta l’alta finanza del mondo?
Potrebbe essere una
soluzione democratica e progressista…
e.b. blogger


Ho velocemente sfogliato le prime pagine dei quotidiani sportivi, stamani, che sono poi i fogli più letti del Paese (e anche questo, inutile nascondersi, è un segnale forte e chiaro).
Ovunque campeggia l’oltraggio dello sciopero, con vari occhielli e catenacci che provano a dare il senso e la misura di un insostenibile ammutinamento, notizie corredate da alcune foto che hanno immortalato il disdegno di alcune tifoserie, che non possono non rimare, stile marcetta, i loro disappunti: tipo “voi a scioperare e noi a lavorare” e tutto quello che l’antologia dell’accaduto possa suggerirvi.
Il dramma, doppio – al di là dell’insolita protesta –, è che in questo Paese che va rotolando verso il baratro, trascinandosi dietro scorie e merda, si possa consentire, a ragazzotti semi analfabeti, deputati unicamente al divertimento, di guadagnare centinaia di migliaia di euro al mese e che questi bellimbusti, con bicipiti e quadricipiti da sogno e calendario e un quoziente intellettivo prossimo all’inconsistenza, si possano addirittura prendere la briga di interrompere l’attività della giostra e far scendere a terra tutti i suoi appassionati.
Vedere questi tomi poco più che ventenni arrivare ai campi di divertimento/allenamento a bordo di fuoriserie da sogno, trascorrere le vacanze su atolli semplicemente inimmaginabili, abitare in appartamenti da riviste statunitensi, senza riuscire a distinguere, il più delle volte, il congiuntivo dal condizionale, ma con segretari al seguito, femmine 90-60-90 al fianco e addirittura rappresentanti sindacali a tutela della loro immagine che di fronte alla tassa di solidarietà, che potrebbe forse alleggerire l’onere delle vedove che percepiscono la reversibilità, riescono addirittura ad indire uno sciopero generale, beh, il limite è irreparabilmente superato.
Ora tocca a noi, utenti appassionati, ridisegnare la società, ma temo il peggio, come sentenziò, oltre sette secoli fa, l’Alighieri, quando, nel VI canto del Purgatorio, a proposito dell’Italia, ebbe a scrivere:

Ahi serva Italia, di dolore ostello,
nave sanza nocchiere in gran tempesta,
non donna di province ma bordello…

Cliccare sulle immagini per ingrandirle.
[Sabato 27 agosto 2011 – © Quarrata/news, 2011]

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